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Politica

IL PALAZZO/ Quella "profezia" di Napolitano che dà una spinta a Monti

Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini (Foto Ansa)Giorgio Napolitano al Meeting di Rimini (Foto Ansa)

Le polemiche sulla democrazia sospesa però non si placano, e a esse si aggiungono ora quelle per lo spread che è sempre lì nonostante il passo indietro di Silvio Berlusconi. Sarebbe però auspicabile, ora, voltare davvero pagina e cogliere in pieno questa opportunità. Che a ben vedere non aveva alternative praticabili. Napolitano se si è deciso a rompere gli indugi è stato non solo e non tanto per i numeri venuti a mancare alla maggioranza, quanto per lo stallo che aveva potuto riscontrare di persona, con grave preoccupazione per il futuro, nei rapporti fra il ministro dell’Economia e il presidente del Consiglio. Insomma, non c’è da avere rimpianti: visto lo stato dei rapporti fra Berlusconi e Tremonti l’Italia rischiava di brutto, e se la situazione ora resta ai limiti questo non deve indurci a dubitare, tutt’altro, deve convincerci semmai di esserci arrivati all’ultimo momento utile, tanto che i dubbi sull’esito finale si sono fatti davvero angoscianti.

Anzi, tutto sommato bisogna salutare con soddisfazione che, grazie soprattutto a Silvio Berlusconi (saranno stati forse i consigli di Confalonieri o dei figli Marina e Pier Silvio) il passaggio è avvenuto in modo incruento, cosicché una nuova fase può essere scritta con il contributo di tutti e per il bene del Paese. Se rimangono dei dubbi basti guardare al variopinto pantheon di quelli che si sono messi di traverso (da Feltri a Travaglio, da Scilipoti alla Mussolini, da Travaglio a Bossi) per farsi passare il dubbio da quale parte stare, con un’eccezione che vorremmo riservare alla sola onestà intellettuale di Giuliano Ferrara, non senza il dubbio - però - che sulla guerra perpetua ci abbia speculato anche lui cosicché ora rischi di mancargli carburante.

In Parlamento non mancheranno occasioni di confronto e propositività in tutta quell’enorme area su cui questo governo non si è riservato ricette esclusive. Praticamente, esclusa l’economia, in tutto il campo dei diritti, dell’istruzione, della cultura, della giustizia e dei valori non negoziabili da mettere in sicurezza. Dopo aver suonato la grancassa credo che per un po’, per fortuna, gli agitatori dovranno darsi una calmata per il bene di tutti, lasciando spazio a chi vuole dialogare e costruire e mettendo al bando, cito Napolitano nella prefazione al suo libro, «le chiusure e le rissosità distruttive». Un clima - scrive il capo dello Stato nella prefazione concepita quando ancora non poteva immaginare questa svolta politica poi avvenuta in modo così repentino - che «non favorirà i seminatori di divisione, gli avversari di quel cambiamento di cui l’Italia e gli italiani hanno bisogno per superare le ardue prove di oggi e di domani».


COMMENTI
29/11/2011 - lucido giudizio (Marco Claudio Di Buono)

quello espresso dal Suo articolo. Il Presidente Napolitano ha dimostrato tutta la sua levatura morale e ha traghettato il paese e le istituzioni in un momento non facile. La crisi finanziaria ed economica, oltre che morale e umana, non è colpa di questo o quel paese o politico di turno, siamo tutti in parte responsabili, chi ha compiti istituzionali di più. La politica ha fallito a livello Europeo perché un'Europa solo monetaria, senza istituzioni politiche forti, con poteri reali, non basta più. Gli Stati devono decidere che futuro vogliono per loro e per i loro cittadini. C'è un di meno di democrazia, c'è un'erosione del potere dei singoli stati, ma è il prezzo da pagare per creare un'unità maggiore. L'Italia è uno dei paesi fondatori, non può rimanere indietro, non può uscire dall'euro. Certo, l'unione monetaria ha portato conseguenze negative, l'Euro ci ha impoveriti, ha ridotto le nostre esportazioni incidendo anche sulla recessione. Dobbiamo però ripartire dalle cose che abbiamo: una storia, una cultura e un patrimonio. Rimettiamo al centro l'uomo, la famiglia, le imprese e tutte le formazioni sociali che hanno fatto grande questo paese. Rimbocchiamoci le maniche e lavoriamo tutti insieme.