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SCENARIO/ Violante: Caro Veltroni, adesso conta solo il sostegno a Monti

Davanti alla nuova fase aperta dal governo Monti il dibattito all'interno del Pd prosegue. Quali sono le priorità della sinistra? L'intervista a LUCIANO VIOLANTE

Luciano Violante (Imagoeconomica) Luciano Violante (Imagoeconomica)

Giurista e magistrato, ex Presidente della Camera deputati, figura storica della sinistra nella prima e nella Seconda repubblica, Luciano Violante guarda con la solita passione e anche con il consueto rigore il dibattito che si sta sviluppando nel Partito democratico, ma soprattutto in funzione di quello che sta accadendo nel Paese. Il senso delle risposte, alle domande che gli ha posto IlSussidiario.net, sembra più centrato sulla gravità del momento che ha attraversato il Paese, piuttosto che sulle posizioni diverse  all'interno del Pd, sulla stessa dialettica interna nel più grande partito della sinistra italiana.

Walter Veltroni, uno dei leader del Pd, ha rilasciato un'intervista al “Quotidiano Nazionale”, il cui titolo è questo: “Il Pd appoggi Monti con coraggio. Poi le alleanze”. Scusi onorevole Violante, l'impressione che suscita il contenuto di questa intervista è quella di un Veltroni che pensa a scelte drastiche nell'opposizione di sinistra. Sembra quasi che stia già chiudendo la porta nei confronti del partito di Nichi Vendola. Non parla del partito di Antonio Di Pietro, ma l'appoggio incondizionato all'attuale governo può far pensare a un futuro rapporto problematico anche con l'Idv. Che ne pensa?

Mi sembra giusto appoggiare con determinazione il governo di Mario Monti, anche dando il necessario contributo di idee. Il problema delle alleanze è inevitabilmente successivo, legato a un'altra fase politica, quando si affronteranno le elezioni. E le alleanze politiche si fanno sui programmi, sugli obiettivi da raggiungere. Quindi che senso avrebbe parlarne adesso? Saranno i programmi a determinare nuove alleanze politiche, anche a sinistra. E le priorità nel programma saranno determinate dalle condizioni nelle quali si troverà il paese in quel momento.

In quello che dice Veltroni c'è anche una sorta di richiamo allo stesso Partito democratico, al segretario Pierluigi Bersani, affinché vengano operate scelte coraggiose. Fondamentalmente su due punti: la proposta di Pietro Ichino sulla riforma del mercato del lavoro e un appoggio, appunto, che non deve essere condizionato verso il governo Monti. Ma questo non può provocare contraccolpi nello stesso Pd? La riforma Ichino sembra che non sia condivisa da molti esponenti del Pd e anche da un sindacato come la Cgil?

Le scelte di Bersani sono evidenti e dettate da una linea di appoggio pieno e incondizionato al governo Monti. È giusto, corretto, condiviso dai cittadini e importante per i problemi del Paese che dobbiamo risolvere. La proposta Ichino è ragionevole, ma come tutte le proposte può essere migliorata e integrata. Il mercato del lavoro va riformato individuando i giusti equilibri tra i diritti e le necessità delle imprese e i diritti e le necessità dei lavoratori. Quando parliamo di maggiore  equità come obbiettivo del nuovo governo, parliamo anche di questo. D'altra parte questi non sono problemi prevalentemente giuridici; sono prevalentemente economici e sociali. Perciò la loro soluzione dipende anche dai risultati che avranno le misure per favorire la ripresa.

L'impressione che dà Veltroni è quella di spostare l'asse del Pd verso posizioni più centriste. Lo stesso richiamo a superare lo schema politico di questi anni, tra berlusconismo e antiberlusconismo, porta a un quadro politico differente da quello vissuto in questi anni.