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BERLUSCONI/ Fini: governo non ce la fa più. Rispunta la lettera degli scontenti

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Mentre il G20 si accinge ad iniziare, il premier Berlusconi si ritrova sotto attacco. Di chi, un tempo, gli era alleato. Anzitutto, da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini. Che, intervenendo alla trasmissione di Raitre, Agorà, lo ha definito il principale burattino del teatrino della politica italiana. Il numero uno di Montecitorio è tornato su un suo cavallo di battaglia. Il premier deve lasciare. Non, tuttavia, ha assicurato, per dar vita ad un ribaltone o ad un «governicchio», «Se non si riesce a dar vita ad un governo di larghe intese composto da tutte le forze che si sentono in grado di presentare grandi sacrifici va bene, altrimenti è meglio che si vada a votare», ha dichiarato. Passando al contenuto dell’azione che, secondo lui, il governo dovrebbe intraprendere, ha fatto sua, anzitutto, l’idea di introdurre una patrimoniale, sottolineando come se Confindustria, un’associazione «che non è proprio bolscevica» chiede di tassare i patrimoni, gli italiani ne comprendono il motivo; mentre trovano assurdo che si rendano i licenziamenti più facili. Secondo il capo di Fli, l’unico ostacolo alla patrimoniale rimane il premier. Che continua a stare al governo unicamente per difendere i propri interessi. Ma, a questo punto, un governo che «se sta bene, va avanti con un voto» - ha concluso – non può farcela più. SE da un lato le bordate di Fini erano prevedibili, non lo sono quelle provenienti da alcuni deputati del Pdl. Rispunta, infatti, la lettera degli scontenti. Questa volta, tuttavia, esiste sul serio. E ci sono pure i firmatari. Sono sei, per ora. E chiedono discontinuità e l’allargamento della maggioranza. Si tratta di Roberto Antonione, Giustina Destro, Fabio Gava, Giorgio Stracquadanio, Isabella Bertolini e Giancarlo Pittelli. Che si sono visti ieri seri, fino a tarda serata all'hotel Hassler a Trinità dei Monti. Nella lettera, i sei, che pare non escludano la costituzione di un gruppo autonomo, lanciano un accorato appello al premier perché si prenda le sue responsabilità. Dopo aver ricordato che, per vent’anni, lo hanno seguito lealmente, fin dalla sua discesa in campo, e dopo aver sottolineato che l’Italia non può che essergli grata, gli hanno fanno presente che l’attuale base parlamentare non sia adeguata  a governare.



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