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DOPO TODI/ Monti e quell'armistizio che unisce i partiti e allontana i cattolici

Dopo l'incontro di Todi del 17 ottobre scorso, la politica rischia di uscire più unita e il mondo cattolico, invece, più diviso? Sarebbe un guaio. La riflessione di PAOLA BINETTI

Il presidente della Cei card. Angelo Bagnasco (Imagoeconomica) Il presidente della Cei card. Angelo Bagnasco (Imagoeconomica)

Basta sfogliare le pagine dei giornali per rendersi conto che ci sono fatti, eventi, che esplodono con forza e si impongono all’attenzione pubblica bruciando però velocemente la loro carica emotiva, come se la loro provocazione fosse tanto rapida quanto fugace. Altri fatti invece riescono ad attrarre e a coagulare l’opinione pubblica assai più a lungo. Non si limitano a suscitare una qualche reazione emotiva, ma obbligano a pensare, a mettersi in discussione, a provare ad elaborare qualche considerazione personale, che inevitabilmente cambia da persona a persona.

Nella galassia dell’associazionismo cattolico, Todi continua ad avere questo benefico effetto di provocazione positiva, nonostante sia passato più di un mese da quel lontano 17 ottobre in cui un centinaio di persone si sono riunite per parlare di buona politica, avendo ben cura di lasciare fuori dal dibattito tutti i politici: credenti, non credenti e diversamente credenti. Ogni giorno, sulle più diverse testate giornalistiche, escono articoli che tentano di spiegare cosa stia succedendo nel mondo cattolico dopo Todi, come se ciò che è accaduto prima abbia uno scarso interesse o una minima rilevanza.

Ma ovviamente non è così. Anche la recente distinzione, lanciata da qualche giornalista non particolarmente fantasioso, tra cattolici progressisti, o cattolici adulti, quelli che per intenderci stanno rigorosamente a sinistra e i cosiddetti cattolici clerico-moderati, per definizione a destra, appare vecchia e superata. Di fatto si limita a riproporre con un maquillage linguistico di scarso appeal la vecchia distinzione tra cattolici riformisti e cattolici conservatori. Laddove riformisti indica persone aperte alle questioni sociali e disponibili al dialogo con tutto il mondo laico; mentre il termine conservatore segnala le persone arroccate sui cosiddetti valori non negoziabili. Questioni, che pur essendo interessanti nel dibattito bio-etico e bio-giuridico, nulla hanno a che vedere con le questioni politiche, che per definizione rappresentano il terreno della mediazione e dell’adattamento alle mode socio-culturali.

C’è un vistoso paradosso tra il modo con cui si cerca di interpretare ciò che sta accadendo all’interno del mondo cattolico, esasperandone tutti gli aspetti divisivi, e lo sforzo sorprendente con cui i leader dei tre maggiori partiti, che sostengono questo governo, cercano di smussare le ovvie diversità, che potrebbero determinare una ripresa della conflittualità.


COMMENTI
30/11/2011 - La Politica non è una religione civile (Gabriele Rossi)

Se noi italiani non facciamo lo sforzo di liberarci da una visione della politica come se fosse una religione civile, saremo per sempre condannati a scambiare la politica con il gioco a chi è più puro. E ci sarà sempre uno più puro di te che ti eliminerà.

 
30/11/2011 - tanto tuonò... (francesco taddei)

il convegno di todi si era concluso con bonanni che chiedeva un nuovo governo. sta cominciando la fase nuova da tanti invocata. se qualcuno è scontento rifletta.