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Politica

DIMISSIONI BERLUSCONI/ Porrò la fiducia sulla lettera Ue. Voglio vedere in faccia chi mi tradisce

Si affievoliscono d’ora in ora le voci che, da questa mattina, davano insistentemente per scontate e imminenti le dimissioni di Silvio Berlusconi da presidente del Consiglio

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Si affievoliscono d’ora in ora le voci che, da questa mattina, davano per scontate e imminenti le dimissioni del premier mentre si rafforza un’ipotesi dura da ingoiare per chi già si stava fregando le mani dalla gioia, assaporando il momento in cui l’acerrimo Cavaliere finalmente avrebbe fatto le valigie. Ovvero, Berlusconi non molla. Va avanti a oltranza, finché potrà farlo. Ma di suo, non potrebbe neanche immaginare un passo indietro spontaneo. A poco sarebbe valso, quindi, il consiglio di guerra notturno con Marina, Piersilvio e Confalonieri che, dopo aver ponderato attentamente tutti i rischi, specialmente per le aziende di famiglia, gli avrebbero consigliato di ritirarsi. Berlusconi solo contro tutti, quindi. Ma non molla. Lo avrebbe detto espressamente in una telefonata al quotidiano Libero. Avrebbe aggiunto che la sua idea è quella di far votare, domani, il rendiconto del bilancio dello stato, sul quale il governo era caduto lo scorso mese e sul quale il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha assicurato esserci la maggioranza. Poi, una volta passato il rendiconto, è intenzionato a porre la fiducia sulla indicazioni nell’Ue contenute nel maxiemendamento alla legge di stabilità. Si tratta di una serie di misure ormai improcrastinabili, richieste dall’Europa per dare un segnale di affidabilità sulla nostra capacità di solvenza a partire dall’assicurazione derivante da un’azione prolungata, sistematica e continuativa implicita nell’approvazione dei provvedimenti. Senza tale approvazione mancherebbe quel segnale di fiducia richiesto dai mercati. Di conseguenza, lo spread con i titoli tedeschi continuerebbe nella sua fatale impennata. Avvicinandoci sempre di più al rischio di default. Il premier, quindi, da un lato vuole mettersi al riparto il più possibile dall’ipotesi di esser sfiduciato. Ma, laddove lo fosse, potrebbe far ricadere su chi ha votato contro la colpa di aver agito a danno dell’Italia intera. La versione più realistica, tuttavia, vuole che Berlusconi sappia benissimo che sarà sfiduciato. Ma che, per lo meno, vuole togliersi la soddisfazione di vedere in faccia i suoi traditori.