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L'INTERVISTA/ Montezemolo: sfiduciamo Bersani e Berlusconi

Pubblicazione:lunedì 7 novembre 2011

Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Italia Futura Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Italia Futura

Se parliamo del centrosinistra mi limito a constatare, con grande delusione, che si va preparando la nuova edizione di una minestra già conosciuta dagli italiani. L’alleanza tra Pd, Sinistra e Libertà e Italia dei Valori è di fatto la rinascita dell’Unione, senza Romano Prodi.
Non vedo perché questa volta i risultati dovrebbero essere diversi. La ricetta, alla prova dei fatti, si è già rivelata molto deludente.

Negli ultimi tempi Confindustria non ha risparmiato pesanti critiche all'attuale governo. La sua fondazione, Italia Futura, ha richiamato però gli industriali e la borghesia italiana alle proprie responsabilità. Quale contributo, secondo lei, è venuto a mancare da questo mondo?

Sin dalla sua nascita, l’associazione che ho promosso insieme a un gruppo di studiosi e imprenditori ha rivendicato il diritto/dovere di chiunque abbia a cuore l'Italia di intervenire nel dibattito pubblico. Non esiste un monopolio dei politici di professione nella discussione sull'Italia, che deve essere invece condivisa dal più ampio numero di attori sociali e associativi.
In questo senso Italia Futura ha rivolto la propria attenzione agli indicatori economici del nostro paese e alle incoerenze tanto dell'azione di governo quanto dell'attività dell'opposizione. Ci siamo sentiti rispondere, anche dall'interno del mondo imprenditoriale, che il compito di un imprenditore era solo quello di occuparsi della propria azienda. Sono state critiche particolarmente dolorose, una sorta di "fuoco amico".
Oggi la critica alle insufficienze della politica è certamente più condivisa. Ma è inevitabile pensare che se tale capacità critica fosse stata esercitata alcuni anni fa anche da autorevoli attori economici e associativi, forse la situazione italiana sarebbe oggi meno grave.

Ma qual è il contributo che Italia Futura vuole dare in questa fase?

Il nostro impegno è rivolto all'esigenza di ricostruire uno spirito di coesione per quella nuova fase che certamente si aprirà nel prossimo futuro.
In questo senso abbiamo avanzato un pacchetto di proposte relativamente alla situazione economica: “uguaglianza per tutti i giovani davanti al lavoro”, quindi occupazione a tempo indeterminato per tutti i nuovi assunti. Dobbiamo dare piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi. Si eliminerebbe così la necessità di rincorrere quei rinnovi continui che rappresentano una “spada di Damocle” umiliante per il lavoratore, senza rischiare gli impatti negativi che un irrigidimento eccessivo del mercato del lavoro provocherebbe.
Abbiamo proposto poi di varare strumenti di welfare attivo a supporto dei nuovi contratti, finanziati dall’aumento di un anno dell’età pensionabile per chi ha già un contratto a tempo indeterminato con una protezione più ampia.
Poi una “patrimoniale per lo Stato”, perché dismettere il patrimonio pubblico a questo punto è un atto dovuto nei confronti degli italiani e un “contributo di solidarietà” che riguardasse in primo luogo la politica.

Cosa significa nel concreto?


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