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L'INTERVISTA/ Montezemolo: sfiduciamo Bersani e Berlusconi

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Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Italia Futura  Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Italia Futura

Dopo un fine settimana all'insegna delle manifestazioni del Partito Democratico e del Terzo Polo, l'attenzione torna sui numeri della maggioranza in Parlamento. Il voto sul Rendiconto dello Stato è atteso infatti come l'ennesimo "giorno della verità" di questa legislatura. A quanto arriverà la maggioranza? Riuscirà a bissare i 316 voti favorevoli del 14 ottobre? Chi sarà decisivo, i Responsabili o i Radicali? Interrogativi che si rincorrono frenetici, anche se non tutti riescono ad appassionarsi al "gioco del pallottoliere". «Sono milioni gli italiani ignoti che si dedicano ogni giorno al proprio lavoro e alla propria famiglia con impegno e dedizione - dice Luca Cordero di Montezemolo a IlSussidiario.net -. E queste persone non meritano la raffigurazione caricaturale che si dà dell’Italia, innanzitutto per le responsabilità di una politica che in questo decennio non ha saputo compiere le scelte indispensabili per creare crescita e sviluppo».

Proviamo a fare un passo indietro. Il dibattito sulla crisi è aperto da tempo. Ma quali sono secondo lei i tratti fondamentali e le cause di ciò che sta accadendo?


Io penso che sia innanzitutto una crisi di fiducia e di speranza. Agli occhi di tanti italiani, l’immagine è quella di un Paese costretto a muoversi al rallentatore da una crisi che è sia materiale che spirituale. Perché la diminuzione degli indici di reddito, produttività e risparmio non è meno grave dell’appannarsi della speranza nel futuro per milioni di famiglie e di giovani.
Rischiamo di perdere la speranza nel futuro perché abbiamo smarrito la fiducia nelle straordinarie capacità degli italiani e delle italiane: capacità civiche, creative, professionali, progettuali.

Prima ha parlato di responsabilità della politica. Si riferiva alla classe politica nel suo complesso?

Guardi, la responsabilità principale della politica è quella di aver ingannato gli italiani raccontando due favole uguali e contrarie. Quella secondo la quale tutto andava bene perché l’Italia rappresentava una fortunata eccezione nella crisi mondiale. E quella che gettava tutte le responsabilità sulle spalle di un solo colpevole, scomparso il quale sarebbe iniziata una sorta di età dell’oro. Due favole smentite dalla realtà, due responsabilità equamente condivise per uno sfascio di cui tutti gli italiani stanno pagando le conseguenze.
Silvio Berlusconi ha governato più a lungo di altri e dunque porta su di sé responsabilità maggiori, la principale delle quali, comunque, è quella di avere annunciato una rivoluzione liberale che non è mai riuscito a tradurre in realtà.

È questo il suo bilancio del berlusconismo?

È stato certamente un fenomeno politico straordinario, nato dalla capacità di individuare e conquistare un elettorato del tutto nuovo e di raggiungere livelli di consenso sconosciuti da decenni. Ma di questo consenso Berlusconi ha fatto un uso dissennato, senza orientarlo per dare forza a un'azione riformatrice che avrebbe potuto cambiare l’Italia e rimanendo prigioniero di corporazioni e interessi privati che hanno di fatto svuotato il suo progetto politico.

E sull'altro versante?



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