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DIMISSIONI BERLUSCONI (?)/ Follini: serve una tregua e un premier super partes

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«Mi sembra che sia – replica – un provvedimento largamente insufficiente perché, dal punto di vista del rigore, se non si mette mano alla materia previdenziale si finisce per disattendere le indicazioni europee; e, dal punto di vista della crescita, non c’è nulla che indichi che si stia imboccando un percorso di sviluppo dell’economia». Resta pur sempre in ballo la questione della fiducia, determinante per le sorti del governo. «Non si può chiedere all’opposizione di svestirsi delle sue convinzioni», anticipa.
«La novità - continua - sta nel fatto che una parte della maggioranza sta smottando in parlamento e la politica perseguita dal governo viene costantemente bocciata dai mercati, come l’andamento degli spread rivela drammaticamente. Allora, il punto non è il derby tra maggioranza e opposizione, ma come si possa imboccare un percorso politico di risalita». Che esclude del tutto la permanenza di Berlusconi a Palazzo Chigi. «E’ legato a un nuovo quadro. A un’ipotesi di collaborazione tra le principali forze politiche che si stringano attorno ad un programma minimo di emergenza. E’ quanto ci chiede, del resto, il mondo e la maggior parte del Paese. Non a caso, una proposta di questo genere è stata sottoscritta dalla maggior parte della categorie produttive, che hanno sospeso il tradizionale conflitto di classe».