BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BERLUSCONISMO/ La fine di un "sogno" nato nel '68

Pubblicazione:mercoledì 9 novembre 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 9 novembre 2011, 12.08

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

Per quello che accennavamo all’inizio: un periodo storico si va concludendo senza che sia chiaro ciò che ne segue. La forza di Berlusconi, il suo sorriso rassicurante, il suo dinamismo e giovanilismo senza rughe, erano un punto di forza nell’orizzonte attivistico e sognante del benessere e del successo a portata di mano. Il vento di Berlusconi è stato il vento della globalizzazione e dell’occidentalismo post-’89. Quel mondo nel corso degli ultimi anni, a seguito dello shock finanziario e della bancarotta mondiale, sta cadendo a pezzi travolgendo miti e icone. La delusione di coloro che ci hanno creduto e sperato prende la forma del risentimento, soprattutto tra i giovani, tra coloro che si sentono respinti, ingiustamente, dalla grande torta promessa. Dopo anni fatti di veline e di calciatori, di sesso e di soldi, arriva la carestia. A quel punto l’oppio non funziona più e una società materialistica, la cui legge è la mercificazione dei rapporti,  scoppia, non è più governabile.

In questo contesto i cattolici, divisi dopo il ’94, tra centrodestra e centrosinistra, che contributo possono dare per superare la crisi attuale? A Todi si è discusso molto su questo tema lasciando affiorare ipotesi diverse, accomunate dall’idea che il berlusconismo sia alla fine.

I cattolici, dopo la fine dell’era democristiana, si sono divisi nello schieramento bipolare. Questo, di per sé, dopo la fine del comunismo che motivava l’unità politica dei cattolici, non è un dramma. Il dramma è stato, semmai, il venir meno di una riflessione storico-politica capace di rapportare l’idealità cristiana di fronte alla sfida del tempo nuovo. Stretto tra nuova destra e nuova sinistra l’impegno dei cattolici si è segmentato tra la difesa dei valori irrinunciabili, da un lato, e l’attenzione alle tematiche sociali, dall’altro. Una difesa che non eliminava la marginalità di una posizione che, a destra, ha dovuto sopportare l’occidentalismo teocon e guerriero, il disinteresse per le politiche familiari, il libertinismo mediatico e la disattenzione per le fasce più deboli. E, a sinistra, il modernismo scientista e il radicalismo di massa. La pluralità delle scelte, per non portare a una subalternità, richiede il consolidamento di posizioni culturali capaci di coniugare la difesa dei valori che presiedono alla tutela dell’essere personale con quelli che affermano la solidarietà sociale.
In questo modo, pur militando in schieramenti diversi, i cattolici si porrebbero al di là dell’antitesi classica tra destra e sinistra, un’antitesi che negli Usa divide i repubblicani dai democratici. Il Parlamento diverrebbe qui il vero punto d’incontro in cui i cattolici, divisi negli schieramenti, ritroverebbero però la loro unità. La riflessione di Todi mi pare positiva proprio perché, svoltasi tra anime e componenti del cattolicesimo tra loro diverse, era mossa, però, da questa esigenza: quella di superare gli steccati di un bipolarismo manicheo che ha ridotto la politica italiana a una palude piena di miasmi e di veleni. C’è bisogno di voltare pagina e di aria nuova. Su questo punto, dai vescovi all’uomo della strada, il sentire è comune.

(Alessandro Banfi)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  

COMMENTI
10/11/2011 - Evviva il business (Gaetano Nascimbeni)

Nel tentativo di capire Berlusconi attraverso Del Noce, il professore e il giornalista - che si danno manforte a vicenda - finiscono per mettere al centro Del Noce e da parte il Berlusconi reale, vedendo solo il B. teorico che serve alla loro analisi per funzionare a dovere. Berlusconi è durato fino ad ora non perché ha promesso veline e calciatori, ma perché aveva promesso la riforma fiscale. Meno tasse, cari, non voleva dire ricchezza senza lavoro, ma giustizia. L’analisi è buona (pienamente condivisibile - o quasi - sulla sinistra) ma perde il controllo nell’ansia di trascinare Berlusconi nel falò del nichilismo finanziario e libertino. Rampantismo, libertinismo e visione ludica della vita? Calma. B. se ne va perché ha sgovernato, non per i festini (meno male che ci sono stati: vi permettono di chiudere il cerchio della società opulenta, no?). B. vinse nel 2008 (e anche prima) perché votato da un popolo di risparmiatori e di partite Iva, non per la f… promessa a tutti. Attendiamo allora che la sinistra recuperi l’utopia buona che auspicate. Auguri.

 
09/11/2011 - L'uomo della strada 2 (Diego Perna)

Io continuo a credere in quello che faccio, e lavorando come artigiano, provo a costruire qualcosa cha abbia valore, che non nasce solo dalla fatica e dal tempo che ci dedico, ma anche dalla possibilità che ho il privilegio di vivere, il rapporto diretto con i miei committenti che sono esattamente delle persone vive e non ce n’è mai una uguale all’altra. Devo dire che il valore del fare le cose con le mani, come strumenti di un intelligenza che le guida, sono una grande risorsa per un paese, che le ha denigrate e mortificate sin’ora, spero allora che veramente cambi qualcosa in questo senso e che la crisi che stiamo attraversando e di cui non vedo ancora nemmeno il penultimo capitolo, possa essere veramente occasione per ridare valore a ciò che ne ha, costruire una società più giusta per ognuno, senza elite di nessuna sorta. L’unico pericolo che ancora vedo è proprio questo, le elite,le caste, una sorta di luoghi più chiusi di quanto lo sono stati adesso dove prevalgono solo interessi personali anche se mascherati di buone intenzioni. E come dice il proverbio, sappiamo dove portano le strade lastricate di questo tipo di intenzioni.

 
09/11/2011 - L'uomo della strada 1 (Diego Perna)

Mi piace questa definizione, uomo della strada, mi fa pensare a colui che cammina e guarda il mondo, ciò che accade intorno, e se ne fa un’idea. Nessuno è libero da condizionamenti, ciò che vediamo è sempre filtrato da un pregiudizio e una cultura che abbiamo acquisito e ci precede. Negli ultimi tempi, ci siamo accorti, che molto è cambiato ad esempio nell’arte, in tutte le sue forme espressive, soprattutto in quelle visive. Opere d’arte al limite della comprensibilità, spesso banale, ma fortemente sostenuta dalla critica e dai mercanti (vedi mercati), lo stesso criterio adottato in finanza, fare soldi facili senza legami con l’economia reale. Oggi gli artisti di grido fanno soldi con poca fatica, quadri o sculture, valutate milioni di euro o dollari, ma che non hanno valore, se non quello deciso da una elite di intellettuali e mercanti. Anche la politica e gli uomini al potere degli ultimi decenni hanno fatto lo stesso, non solo in Italia, anche se da noi con un primo ministro cresciuto in mezzo alla comunicazione mediatica per eccellenza, la televisione, le conseguenze sono più eclatanti. Ma ovviamente non ci possiamo limitare a una persona come causa di tutti i mali, ognuno in proporzione ne abbiamo la responsabilità.