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DIMISSIONI BERLUSCONI/ 1. Ostellino: la vittoria dei Gattopardi

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Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani (Imagoeconomica)  Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani (Imagoeconomica)

Se in Parlamento ci fossero delle forze responsabili si verificherebbe un’ampia convergenza. Se così non fosse l’opposizione dovrebbe assumersi la responsabilità di votare contro il risanamento del Paese, che passa attraverso le direttive europee. E se lo facesse per il semplice motivo che il presidente del Consiglio non è di suo gradimento, certificherebbe di non aver alcuna remora a mandare allo sfascio il Paese, ammettendo di essere mossa soltanto da una crisi di astinenza da potere.
Probabilmente crediamo di essere il Paese di Macchiavelli, ma in realtà siamo quello di Brancaleone da Norcia. E così ciò che dovrebbe essere normale ci sembra assurdo.

Ma cosa accadrà nell’immediato futuro secondo lei?

Innanzitutto, chi è all’opposizione continuerà a chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio senza dire cosa farà quando sarà al governo, per il semplice fatto che se lo facesse non riuscirebbe più a stringere le alleanze con delle forze con cui non condivide quasi nulla. Dopodiché verrà approvata la Legge di Stabilità, il premier si dimetterà e inizieranno le consultazioni.
A quel punto, gli stessi che l’avranno appena approvata useranno la trattativa per formare un nuovo governo per rimettere in discussione la Legge. Ci sarà infatti da accontentare la corporazione A, il gruppo di pressione B, i sindacati, Confindustria... Insomma, vinceranno i Gattopardi. Quelli che vogliono che tutto resti come prima e nulla cambi.
 
Nemmeno un governo tecnico che assuma come programma la lettera di Draghi e Trichet potrebbe essere una soluzione?


Il governo tecnico è la negazione della democrazia. Si verifica quando vengono chiamati al governo i filosofi di Platone perché le loro competenze vengono reputate più importanti della sovranità popolare, che si esercita delegando dei rappresentanti attraverso le elezioni.
L’unica alternativa seria alle elezioni anticipate a mio avviso è una maggioranza diversa, che si formi in Parlamento sulla base di impegni chiari.

Lei ha più volte scritto che Berlusconi non ha saputo realizzare le riforme, ma chi verrà dopo di lui probabilmente non ci proverà nemmeno. Secondo lei però per quale ragione una maggioranza così ampia in Parlamento ha fallito?

Innanzitutto perché siamo un Paese bloccato dalle corporazioni e dai gruppi di interesse. Poi per la carenza di mercato e per l’eccesso di leggi, divieti e regolamenti. In Italia tutto si oppone al cambiamento, spesso anche la stessa società.
Detto questo, se Berlusconi fosse stato un vero leader avrebbe avuto una visione chiara e si sarebbe imposto. Il Cavaliere, però, cura la sua immagine e ha il vizio di voler piacere. E così ha venduto le riforme che aveva promesso ai Gattopardi, sacrificando il cambiamento alla propria vanità. È su questo però che si gioca la differenza tra un leader e un demagogo.

(Carlo Melato)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
10/11/2011 - e i peones ? (attilio sangiani)

purtroppo temo che gli enormi privilegi di cui godono i parlamentari ed i loro famigliari,compresi i conviventi "more uxorio" per una disposizione di Pier Ferdinando Casini (Presidente della Camera con il Governo Berlusconi dal 2.001 al 2.006) indurranno la maggioranza dei parlamentari di ogni partito ad avallare il Governo Monti,almeno par raggiungere la meta del vitalizio... Con buona pace della logica e della moralità. Tutti piccoli spregevoli machiavellici....