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DIMISSIONI BERLUSCONI/ 1. Ostellino: la vittoria dei Gattopardi

Il presidente del Consiglio ha annunciato che rimetterà il suo mandato non appena verrà approvata la Legge di Stabilità. Questo il verdetto della giornata politica di ieri. PIERO OSTELLINO

Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani (Imagoeconomica) Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani (Imagoeconomica)

Silvio Berlusconi si è dimesso. O meglio, il presidente del Consiglio ha annunciato che rimetterà il suo mandato non appena verrà approvata la Legge di Stabilità. Questo il verdetto di ieri dopo il voto alla Camera sul rendiconto dello Stato (che ha visto la maggioranza fermarsi a quota 308) e la salita del premier al Colle. Si avvia così alla conclusione il quarto governo del Cavaliere, dopo mesi di agonia e di voti al cardiopalma. «Sinceramente, trovo questa situazione del tutto paradossale – dice Piero Ostellino a IlSussidiario.net –. Se davvero dovesse accadere saremmo l’unico paese al mondo nel quale il premier ottiene un successo in Parlamento e subito dopo si dimette. Se il presidente del Consiglio infatti dovesse riuscire a far approvare dal Parlamento i provvedimenti che l’Europa ci chiede perché dovrebbe fare un passo indietro?».

Secondo lei i numeri che si sono visti alla Camera ieri non dovevano spingere il premier a rassegnare le dimissioni?

Ho scritto più volte che Berlusconi deve andarsene perché non ha mantenuto le sue promesse e non ho certo intenzione di difenderlo. Quello che contesto è la logica politica, di cui in questo caso non vi è traccia.

Cosa intende dire?

Innanzitutto, in un Paese normale il rendiconto dello Stato lo avrebbero votato tutte le forze politiche. Da noi, invece, l’opposizione non ha partecipato al voto per dimostrare che la maggioranza non è autosufficiente. Certo, ha raggiunto il suo scopo, ma si è trattato di un successo d’immagine, non di una vittoria politica che può determinare la caduta di un governo.

E quale sarebbe stato perciò l’epilogo più logico?

Il premier nei prossimi giorni avrebbe dovuto presentarsi in Parlamento per far votare la Legge di Stabilità. L’opposizione, per non sconfessare l’Europa, l’avrebbe dovuta votare e il governo sarebbe andato avanti. Dopodiché, non appena l’esecutivo fosse andato in minoranza, nel tentativo di concretizzare tutte le promesse fatte a livello internazionale, si sarebbero avviate le consultazioni per formare maggioranze diverse, sulla base però dei programmi e del “che fare”.

La maggioranza però non sembra esserci più. Non sarebbe in grado di far approvare la Legge di Stabilità e, d’altro canto, l’opposizione non accetterebbe di fare da stampella al governo senza ottenere il “passo indietro” di Berlusconi.


COMMENTI
10/11/2011 - e i peones ? (attilio sangiani)

purtroppo temo che gli enormi privilegi di cui godono i parlamentari ed i loro famigliari,compresi i conviventi "more uxorio" per una disposizione di Pier Ferdinando Casini (Presidente della Camera con il Governo Berlusconi dal 2.001 al 2.006) indurranno la maggioranza dei parlamentari di ogni partito ad avallare il Governo Monti,almeno par raggiungere la meta del vitalizio... Con buona pace della logica e della moralità. Tutti piccoli spregevoli machiavellici....