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Politica

DOPO BERLUSCONI/ Brandirali: basta con gli insulti ai "traditori", ripensiamo le alleanze

Oggi, primo giorno della "fine" di Berlusconi. Il Re è caduto. Sembra la Rivoluzione francese, dice ALDO BRANDIRALI. E ora che ci aspetta? Bisogna cambiare qualche alleanza?

Aldo BrandiraliAldo Brandirali

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata a IlSussidiario.net da Aldo Brandirali, politico, ex assessore alle Politiche giovanili del Comune di Milano.

Caro direttore,
oggi è il primo giorno della caduta di Berlusconi. Ovunque grida di liberazione incentrate su un dilagante moralismo che ha persino fatto credere che siamo ricattati a livello internazionale dal grande capitale che ci giudica inaffidabili. Ecco, ora il Re è caduto. Sembra la Rivoluzione francese. 
Duecentoventi anni fa sono state dette cose attuali, da Burke, conservatore inglese, grande critico della rivoluzione francese. Diceva: «Questa rivoluzione è completamente astratta, iconoclasta, perversa e atea. A differenza di quella inglese del 1688, concreta, limitata, protestante».

I presupposti dei francesi: scuotere il giogo dei pregiudizi, contrari alla ragione, alla natura, alla felicità terrestre; fare tabula rasa di tutta questa eredità del passato, per una morale laica che non si curi di Dio, pretesto ad ogni fanatismo. Verso un progresso infinito. Secondo Burke questo spirito aveva una radice scientista. E allora controbatte: le circostanze sono la realtà che conferisce a un principio politico il suo carattere distintivo, sono le circostanze che rendono utile o dannoso un principio. Ad esempio: la costrizione fa parte, come la libertà, dei diritti dell’uomo.

I governi semplici sono fondamentalmente dannosi. La politica è scienza delicata e complessa, gli serve una conoscenza profonda della natura umana, dei suoi bisogni, dei procedimenti utili a raggiungere i fini pubblici. La coscienza di un popolo è abitudine creata nella storia, per questo anche i pregiudizi hanno contenuti validi. L’eredità è voluta dalla natura, per questo la società è verticale, non di eguali. Il talento di un uomo di Stato è propensione a conservare e talento a migliorare.

Cogliamo soprattutto questa definizione della politica non fatta dai principi, ma dalle circostanze nelle quali i principi trovano equilibrio. Per questo non ha senso avere il mito della stabilità di governo e del governo forte e autorevole. La politica procede con approssimazione, punta in alto, ma poi riesce a fare solo quello che si può.