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MANOVRA/ Morando: misure recessive? L'alternativa era il fallimento

Il senatore Enrico Morando Il senatore Enrico Morando

Quale esattamente? «Il fatto è che quei duecento euro oggi bisogna alzarli per raggiungere un buon obiettivo. Per il semplice fatto che c'è questa rivalutazione del rendimento catastale e quindi è necessario anche in questo caso alzare alla soglia. Io personalmente penso che una esenzione portata a 300 euro avrebbe già un effetto positivo». Senatore Morando, a suo parere, come si dovrebbe arrivare, nel lavoro parlamentare, a correzioni di questo tipo? «Il modo migliore è che ci sia un blocco almeno tra Pd, Pdl e Udc (ovviamente tanto meglio se ci sta anche l'Italia dei valori, ma non lo so) che si accorda con il Governo prima ancora di entrare in aula. Questo darebbe forza al Governo e responsabilità alla vasta maggioranza che lo sostiene».

Secondo lei, il Governo Monti ricorrerà alla fiducia oppure la manovra passerà a vasta maggioranza? «Che passi a grande maggioranza non lo so. Ma io concorderei le correzioni, il testo definitivo e forse consiglierei a Monti, a quel punto, di porre la questione di fiducia». Ci sono molti che giudicano questa manovra, complessivamente, recessiva. «Ecco quando sento questi discorsi, non capisco di cosa stiamo parlando. E' inevitabile che una manovra di 30 miliardi lordi, che si basa per i due terzi sulle entrate, sia recessiva. Anche se un terzo dell'ammontare questa manovra offre dei segnali di tentativi di crescita con le agevolazioni a certe aziende. Ma che cosa altro si poteva fare in una simile situazione? Il governo di Berlusconi non ha fatto che parlare, blaterare e alla fine non ha concluso nulla. Almeno adesso una manovra c'è. E di fronte abbiamo avuto lo spettro del fallimento del Paese. Forse pochi si stanno rendendo conto che questo fallimento è stato possibile e che per scongiurarlo definitivamente, nel contesto italiano ed europe, non c'era un'altra via d'uscita. Cominciamo a ragionare su questo, al posto di dire la banalità che le tasse sono recessive».

(Gianluigi Da Rold)

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