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MANOVRA/ Morando: misure recessive? L'alternativa era il fallimento

Pubblicazione:domenica 11 dicembre 2011

Il senatore Enrico Morando Il senatore Enrico Morando

Il senatore Enrico Morando, voce autorevole del Partito Democratico, ma anche molto autonoma nei suoi giudizi, non vede alternative all'approvazione della manovra presentata dal Governo di Mario Monti. E al contrario di girare intorno ai problemi va al cuore di tutte le discussioni che si stanno facendo nel Paese. Dice con convinzione: «Il nodo a mio parere è capire se il debito italiano rischia il fallimento. Io credo che il fallimento può arrivare, quindi il rischio c'è. Per cui, al momento, non vedo altre soluzioni possibili». Ci sono però delle correzioni possibili, su cui stanno lavorando due Commissioni della Camera, ma che sono inevitabilmente oggetto di dibattito in tutto il Parlamento.

«Certo, questo è verissimo. Si tratta di andare incontro a un ceto sociale che ha bassi redditi e che quindi viene ancora più colpito dall'attuale situazione di crisi economica e finanziaria. Quindi il primo problema su cui si sta lavorando è quello delle pensioni. La deindicizzazione riguarda al momento tutte le pensioni, salvo la fascia di popolazione che ha la minima e il doppio della minima. Stiamo parlando quindi di una soglia di reddito mensile che si aggira sui 950 euro. Si potrebbe fare uno sforzo maggiore: arrivare al triplo del minimo, cioè a un reddito mensile di poco meno di 1.300 euro. Non dovrebbe costituire un grande problema, se ben concordato tra i partiti e il governo, un alzamento della soglia prevista dalla manovra. Credo che ci sia lo spazio per raggiungere l'obiettivo. Questo innalzamento della soglia coprirebbe il reddito della maggioranza degli italiani».

Ma resta una deindicizzazione generalizzata per i pensionati italiani. «Noi abbiamo considerato anche questo aspetto e proponiamo una soluzione. La deindicizzazione per due anni è un sacrificio che in questo momento è necessario, anche se doloroso. Si potrebbe stabilire che al termine di questi due anni, si applicase un meccanismo di reintegrazione, con un impegno preciso, così com'è avvenuto per l'eurotassa negli anni Novanta». C'è una seconda correzione sulla quale vi state impegnando, sia a sinistra che a destra e riguarda l'Ici, proponendo, da quando si capisce delle deroghe sull'Ici.

«Si, possiamo chiamarle deroghe. In sostanza si tratta di operare come, a mio parere, fece giustamente il governo di Romano Prodi sulla prima casa. In quella circostanza si stabilì di dedurre, in base al reddito, 200 euro sulla tassa dell'Ici. Questa esenzione, alla fine, riuscì a essere favorevole al 48 per cento degli italiani che erano proprietari di una casa, della prima casa. E la cifra che usufruì di questa esenzione dimostra, a mio parere, come fece male il Governo Berlusconi ad abolire l'Ici per tutti, perché la parte restante che pagava apparateneva a un ceto che se lo poteva permettere. C'è ovviamente un problema nuovo che si presenta adesso».


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