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SCENARIO/ 1. Napolitano serve a Monti un "tris d'assi" per il 2013?

Alfano, Bersani e Monti (Imagoeconomica) Alfano, Bersani e Monti (Imagoeconomica)

Abbiamo così vissuto con una sinistra che pensava solo a rovesciare Berlusconi con alleanze ingestibili e un Pdl che aveva in testa solo di liberarsi di Tremonti portando al governo e valorizzando le persone più improbabili.
È evidente che in una situazione simile non poteva che crescere il ruolo del Quirinale che invece considerava la crisi non una bega locale, ma un macigno che richiedeva una soluzione concertata in Europa e che quindi dava priorità alla credibilità europea del governo italiano.

Da tempo gli ammonimenti di Napolitano avevano un significato univoco. Nel maggio scorso aveva insistito sul fatto che «la sinistra italiana o si mostra credibile, affidabile e praticabile oppure resta all’opposizione» e aveva spronato il Pd a uscire dalla morsa di un cartello ossessivamente antiberlusconiano con estremisti e giustizialisti. Così come dopo aver “salvato” Berlusconi dalla sfiducia nell’autunno del 2010, da allora lo aveva ripetutamente sollecitato a muoversi con una maggioranza sicura e una politica economica coerente.

Bersani è invece andato dietro al “popolo di Santoro” e il Pdl ha fatto il “raccattacicche” in Parlamento insistendo nello screditare la politica economica del proprio governo mentre l’Italia veniva messa nel mirino internazionale.
Il Parlamento che elegge un governo extraparlamentare quindi il risultato non di tradimenti e congiure, ma di un deliberato autoaffondamento.

Ora, dopo il vertice europeo, è sempre più evidente la necessità che in Italia chi ha un minimo di senso di responsabilità nazionale “faccia quadrato”. Nell’immediato la ragionevolezza dovrebbe portare a uscire appunto dalla fase delle “convergenze parallele” e a dar vita a una maggioranza tripartita alla luce del sole restituendo dignità al Parlamento.

I futuri sbocchi possibili possono essere poi diversi: dal ritorno alla proporzionale, che consolidi questa alleanza se essa dovesse rendersi ancora necessaria per fronteggiare l’emergenza finanziaria al di là della primavera del 2013, oppure un rinnovato bipolarismo imperniato su soggetti contrapposti, ma liberi da diritti di veto estremistici. Con Monti infatti la divaricazione tra Pdl e Lega e tra Pd e Sel e Idv è destinata a cristallizzarsi.

In conclusione: non è vero che il governo Monti messo in campo da Napolitano sia la vittoria di una tecnocrazia antipolitica, ma, al contrario, esso sembra essere l’inizio di un ritorno alla politica, un bisogno di sana “professionalità” dopo un avvelenamento di “nuovismo” tutto semplificazioni e improvvisazioni.

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