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MANOVRA/ Pacchetto emendamenti: "sul taglio alle indennità decide il Parlamento"

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Tante novità, modifiche e cambiamenti, sul fronte della manovra finanziaria. Molti dei quali al ribasso. A partire dai costi della politica. Il segnale tanto atteso e salutato come rivoluzionario non sarà portato a termine. Almeno nell’immediato. La manovra finanziaria targata Mario Monti prevedeva che il taglio alle indennità dei parlamentari fosse operata mediante un decreto dell’esecutivo. Tuttavia, all’interno del pacchetto di emendamenti presentati dal relatore alla Commissione Bilancio e Finanze, una norma impone che siano le Camere a provvedere. In particolare, la manovra Monti prevedeva che laddove la commissione governativa preposta al livellamento retributivo sulla media di quella europea non avesse fatto il suo dovere entro il 31 dicembre 2011, vi avrebbe pensato con decreto l’esecutivo. Tuttavia, si legge nel testo della correzione: «Il Parlamento e il governo, ciascuno nell'ambito delle proprie attribuzioni assumono immediate iniziative idonee a conseguire gli obiettivi». Tali obiettivi, in particolare, consistono nell’individuare la media ponderata rispetto al Pil dei trattamenti economici analoghi percepiti dai colleghi europei e di adeguarvi quelli di titolari di cariche elettive e dei vertici di enti e istituzioni pubbliche. Rispetto, invece, al taglio delle Provincie, il governo, con un suo emendamento  ha stabilito che gli organi in carica decadranno entro il 31 marzo 2013. Le funzioni della amministrazioni provinciali, invece, passeranno a Comuni e Regioni entro 31 dicembre 2012. Viene così posticipato il termine del 30 aprile 2011. Per quanto riguarda le provincie i scadenza - Vicenza, Ancona, Ragusa, Como, Belluno, Genova e La Spezia – che in primavera sarebbero stata rinnovate, viene introdotta una normativa transitoria. Tali amministrazioni, da qui alla loro scomparsa non saranno rinnovate mediante elezioni, ma commissariate. Da tutte le norme relative sono escluse le province autonome di Trento e Bolzano. Stretta anche sulle cariche pubbliche. Tutti quegli enti che non sono riconosciuti espressamente dalla Costituzione danno luogo a cariche del tutto onorarie, senza alcun diritto a percepire remunerazioni.

 


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