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Politica

SCENARIO/ Monti apre la strada ai cattolici-adulti e "tassa" il Pd di Bersani

Pierluigi Bersani (Foto ANSA)Pierluigi Bersani (Foto ANSA)

Altrettanto misurata, ma severa, la considerazione del presidente del Consiglio sulle “resistenze” (non piccole, anzi: corposissime, almeno quanto gli interessi che rappresentano, dai tassisti ai farmacisti e giù giù, fino ai giornalisti…, ndr.) alle liberalizzazioni, ma il giudizio finale è quello: “Senza la manovra varata dal governo - ribadisce il Professore - ci sarebbero state discontinuità” nella capacità dello Stato di fare fronte agli impegni, di stare in un quadro di stabilità monetaria”. 
Insomma, il ‘mantra’ di Monti – ribadito, ieri, anche dal super-ministro alle Infrastrutture, l’ex banchiere Corrado Passera (“Siamo in recessione. Punto”) – è sempre lo stesso: il rischio-default. E’ questo, del resto, il motivo fondamentale che ha spinto schieramenti (centrodestra e centrosinistra) e partiti politici (Pdl e Pd) che, da due decenni, vivono come cane e gatto, più il neonato Terzo Polo, a mettersi insieme in una coalizione che, come dimostrano dubbi, maldipancia, insofferenze e, pure, intemperanze varie (non solo dei leghisti, cioè), è di fatto ‘innaturale’. Al punto che in parecchio – dentro il Pdl, per lo più, ma pure nel Pd – cominciano seriamente a pensare che la manovra “Salva-Italia” non basta e non basterà, a salvare il Paese. Per non dire del consenso sociale, e dei sondaggi d’opinione, fondamentali per tutti i partiti, che vedono, già ad oggi, prima ancora che venga varata, la manovra di Monti attaccata e criticata da tutti i fronti. Dalle categorie protette e contrarie alle liberalizzazioni ai sindacati. 
Della Cgil si sa, ma sempre ieri, il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha detto, senza mezze parole, che “Se ci fossi io, alla Camera, non voterei la fiducia alla manovra: non è equa ma recessiva” e la Uil pensa uguale. Ieri, poi, a gettar benzina sul fuoco è tornato a farsi sentire anche la voce dell’ex premier, Silvio Berlusconi. Che, presenziando al Tempio di Adriano a Roma l’ennesima uscita pubblica dell’ennesimo libro di Bruno Vespa, avverte che “Non c’è nessuna certezza che questo governo abbia di fronte a sé tutto il tempo della legislatura, che è un breve periodo ma, in un momento come questo, qualsiasi giorno può portare a cambiamenti importanti”. Poi, però, arriva la stoccata, quella che fa male: “Monti è un disperato” e lo è perché si è reso conto che il Paese senza una riforma della Costituzione è ingovernabile e adesso è costretto a fare retromarcia su tutto”.