BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ Monti apre la strada ai cattolici-adulti e "tassa" il Pd di Bersani

Pierluigi Bersani (Foto ANSA) Pierluigi Bersani (Foto ANSA)

Il paradosso è che in questo modo l’ex premier e leader (anche se Angelino Alfano ne ha preso le redini operative al punto che, al congresso del Ppe di Marsiglia, Berlusconi ha voluto che fosse solo lui a parlare) del Pdl finisce per dare ragione a Umberto Bossi. Il quale, proprio ieri, ha detto di non volerlo incontrare “per non mettersi a ridere”: “Silvio – ha ironizzato il Senatur – appoggia un governo che fa il contrario di quello che faceva il suo”. Già, la verità è che l’alleanza tra Lega e Pdl è a pezzi e potrebbe avere conseguenze pesanti anche e soprattutto al Nord, dove l’unico filo di dialogo con il Carroccio lo mantiene, all’interno del Pdl, il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni.
L’unico raggruppamento politico che mantiene dritta e ferma la barra sul sostegno a Monti e al suo governo è il Terzo Polo. Ieri lo hanno ribadito sia il leader dell’Udc, Casini che quello dell’Api, Rutelli, ritornando anche sui ‘nuovi equilibri’ che la (media? Lunga?) durata del governo Monti potrebbe far nascere (si parla, e spesso lo fa il Corsera, del protagonismo politico di humus ‘neo-cattolico’ moderato e centrista di alcuni ministri big per peso specifico o nome: Riccardi, Passera) mentre il vice-coordinatore di Fli, Italo Bocchino, ha parlato apertamente di “nuova maggioranza”, che dovrebbe nascere tra Terzo Polo e pezzi di Pdl come di Pd, con l’esclusione di Lega e Idv. Ma se la posizione della Lega è chiara, anche nella sua violenza e virulenza fisica e verbale, e quella dell’Idv di Di Pietro anche (saranno loro gli unici due partiti che diranno ‘no’ a fiducia e manovra), nel Pd serpeggia, tanto per cambiare, la tensione. 
Bersani è molto nervoso, anche perché scopre, facilmente, il fianco alla sua sinistra. Alle critiche e al no alla manovra dell’Idv come dei Grillini, della sinistra radicale (Vendola) come di quella extraparlamentare (Prc, movimenti di base, Cobas). Il segretario democratico è riuscito a riassorbire la dissidenza interna che ieri stava per uscire allo scoperto con almeno due deputati (Boccuzzi ed Esposito) che fino alla fine volevano astenersi con l'argomento che il partito proseguirà il suo pressing su Monti per colpire le grandi ricchezze e le storture del sistema. In particolare, Bersani ha avvertito che Monti non può pensare di liberalizzare il mercato del lavoro (“l’articolo 18 non si tocca”, ha detto) e non quello delle professioni. Ma resta tutto intatto il nodo – dolente - del rapporto con Di Pietro e con Vendola, come pure il rischio di lasciare ai due concorrenti (‘di sinistra’, appunto) il monopolio della protesta e del disagio sociale.

© Riproduzione Riservata.