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FREQUENZE TV/ Gentiloni (Pd): Berlusconi avrebbe "rubato" 2 miliardi allo Stato

Paolo Gentiloni (Imagoeconomica) Paolo Gentiloni (Imagoeconomica)

Le televisioni non hanno un gran bisogno di queste frequenze. Ne hanno già molte. Certo, che se gli si fa un regalo, lo prendono volentieri. E chi antepone, come ha sempre fatto Silvio Berlusconi, gli interessi aziendali a quelli statali, le avrebbe ricevute volentieri. E questo regalo, in un momento di gravissima crisi economica, appare profondamente ingiusto. L’interesse per queste frequenze viene da coloro che sviluppano il digitale terrestre, che occupa meno spazio dell’analogico e quindi consente più canali, e soprattutto dall’evoluzione dei cellulari in questi ultimi dieci anni. Qui si apre il capitolo di internet, della rete, cioè dei cellulari, dei tablet che collegano a internet. Sono questi ultimi che hanno letteralmente “fame” di frequenze. È per questa ragione che occorre scegliere criteri equilibrati per istituire un’asta.

Mi faccia capire, chi parteciperà a quest’asta tra qualche mese quando sarà istituita?

Sono tre i soggetti principali. I broadcaster (gli editori televisivi), le grandi società che gestiscono le reti e i telefonici. È tra questi tre soggetti che bisogna trovare un equilibrio e vedere di collocare al meglio le stesse frequenze.

Mi scusi se le cito un’ipotesi complottista. Silvio Berlusconi avrebbe approvato la manovra di Mario Monti, svendendo il “pacchetto pensioni” in cambio della salvaguardia di queste frequenze televisive. Può essere una cosa reale?

Ma non credo proprio. È vero che lui ha sempre anteposto gli interessi di Mediaset, ma in questro caso si trattava di un “regalo di Natale” che stato giusto e un bene stoppare. E dopo il passaggio in Parlamento di ieri non si può più tornare indietro. Quindi bisognerà a questo punto studiare il dossier e vedere come e quando isituire l’asta. Questo è il nocciolo della vicenda.

La sua posizione sembra non solo più realista, ma anche meno “velenosa” di quella del leghista Roberto Maroni e di Antonio Di Pietro.

C’è anche una diversa posizione attuale in Parlamento. Appartengo al Partito democratico e sviluppo una critica costruttiva soprattutto di fronte a questa manovra. Non c’è dubbio che Maroni abbia lanciato un segnale a Berlusconi...

Di che tipo?