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FREQUENZE TV/ Gentiloni (Pd): Berlusconi avrebbe "rubato" 2 miliardi allo Stato

Pubblicazione:domenica 18 dicembre 2011

Paolo Gentiloni (Imagoeconomica) Paolo Gentiloni (Imagoeconomica)

Paolo Gentiloni è un esperto del mondo delle comunicazioni. È con tutta probabilità il competente “numero uno” del Partito democratico e per questa ragione, venerdì durante il dibattito sulla manovra, è stato firmatario di un ordine del giorno che ha cancellato, azzerato, il cosiddetto “beauty contest” per la concessione di cinque o sei frequenze televisive stabilito dall’ex ministro allo Sviluppo, Paolo Romani, che di fatto assegnava a Rai, Mediaset, Telecom (Sky ha detto che non partecipava senza un’asta) le frequenze senza alcun onere e senza alcuna gara. Gentiloni è stato ministro delle Comunicazioni nel secondo governo di Romano Prodi e con l’approvazione di questo ordine del giorno potrebbe anche togliersi un “sassolino dalla scarpa”. Ma l’ex ministro appare molto più realista e meno ricco di iperboli, se così si può dire, dei cofirmatari dell’ordine del giorno, il leghista Roberto Maroni e il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro.

Ci scusiamo per l’incompetenza, Gentiloni, ma queste frequenze lo Stato le mette solo in concessione, non è che le vende, vero?

Certamente, vengono messe in concessione e possono rendere un po’ di quattrini. In un momento di crisi economica come questa, è importante il passaggio che è stato fatto ieri. Il fatto cioè che sia stata bloccata, cancellata la formula che di fatto faceva un “regalo di Natale” anche a Mediaset, e si possa introdurre, istiuire un’asta, cioè una vendita con una gara per ottenerle.

Ma il ricavato di questa asta può influire anche sulla consistenza della manovra, nel senso che potrebbe portare più “fieno in cascina”?

No, questo non è possibile. Ci vogliono tempi adatti per studiare il dossier, come ha detto il ministro Corrado Passera e occorre formulare criteri equilibrati per istituire l’asta. Non è una cosa semplice.

Scusi Gentiloni, quante sono e quanto dovrebbero essere valutate queste frequenze?

Si tratta di cinque o sei frequenze (l’incertezza viene da una posizione che riguarda Telecom) che possono avere una base di partenza d’asta di 250 milioni di euro, stabilendo un raffronto con frequenze simili messe all’asta in settembre. Che si sono poi aggiudicate Tim, Vodafone e Wind al prezzo di 350 milioni per frequenza. Quindi, se il paragone è valido, con una nuova asta si possono ricavare da un miliardo e mezzo a due miliardi di euro. Non è semplice valorizzarle.

Ci può spiegare per quale ragione non è semplice valorizzarle?


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