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LEGGE ELETTORALE/ La Cassazione dà l'ok al referendum sul porcellum

Pubblicazione:venerdì 2 dicembre 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 2 dicembre 2011, 13.30

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E' arrivato il via libera della Cassazione al referendum sulla legge elettorale. Le firme raccolte a suo tempo sono state valutate valide: si tratta di oltre mezzo milione di firme, per la precisione 534.334. Sono queste le firme relative al primo quesito; ce ne sono infatti altre 531.081 relative al secondo quesito. Non è abbastanza, comunque, la decisione della Cassazione per arrivare al voto: a gennaio infatti dovrà dare il suo parere anche la Corte costituzionale. I sostenitori del referendum però festeggiano: è un primo passo, dicono. Arturo Parisi, ad esempio, uno dei promotori del referendum, dice che appare evidente che con l'attuale legge elettorale non si possa andare al voto anche se è vicina la prossima scadenza elettorale che coincide con la fine dell'attuale esecutivo. Per Parisi, con l'attuale legge elettorale,  "i cittadini sono stati privati della possibilità di scendere i loro rappresentanti". Conferma però che una legge elettorale è dovere del Parlamento, anche se dopo sei anni ancora non si è fatto nulla. In caso le forze politiche non combinassero ancora nulla, ha aggiunto, allora si andrà al referendum. Non è d'accordo con questo entusiasmo il segretario del Pdl Alfano: Questo era solo il girone eliminatorio, ha detto riferendosi alla decisione della Cassazione. Dicevamo che sono stati approvati entrambi i quesiti per cui si chiedono i referendum. Il primo propone l'abrogazione integrale di tutte le disposizioni della disciplina per la Camera e per il Senato, disposizioni introdotte con la legge 270 del 2005 a firma Roberto Calderoli. Il secondo quesito invece è di tipo parziale: non si chiede l'abrogazione dell'intera legge, ma quelle disposizioni che che sostituiscono le due leggi approvate il 4 agosto 1993, rispettivamente n. 277 (“Nuove norme per l’elezione della Camera dei deputati”) e n. 276 (Norme per l’elezione del Senato della Repubblica). Secondo la legge dell'ex ministro Calderoli, i rappresentanti della Camera non possono venire scelti dai cittadini che invece votano una lista dove i rappresentanti sono indicati dai responsabili dei vari partiti.



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