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ICI-IMU/ Moncalvo: lo sciopero fiscale? Il solito bluff della Lega

Pubblicazione:martedì 20 dicembre 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Dal veneto leghista si leva la protesta contro l’Imu. Che potrebbe assumere le forme della diserzione. Giampaolo Gobbo e Gianantonio Da Re, sindaci di Treviso e Vittorio Veneto, hanno detto che non la faranno pagare. Calderoli, dal canto suo, ha detto che l’idea è interessante. Ne discuterà termini e modalità il Parlamento Padano. Del medesimo avviso il presidente del Veneto, Luca Zaia, mentre il sindaco di Varese, Attilio Fontana, è più cauto. Neanche lui vorrebbe far pagare l’Imu. Ma si priverebbe di risorse fondamentali. Si tratta delle solite sparate in salsa padana, o minacce da prendere in seria considerazione? «Più che altro, si tratta di un reato», fa presente Luigi Moncalvo, giornalista ed ex direttore de La Padania, raggiunto da ilSussidiario.net. «Periodicamente – spiega – i leghisti fanno delle battaglie contro le tasse. Lo hanno fatto con il canone Rai, con le quote latte e ci provano adesso con l’Imu». Tuttavia, c’è una bella differenza. «Nel caso del canone è il singolo cittadino a commettere reato, in quello delle quote latte è una categoria; ma, in questo, saranno i sindaci a farsi carico della trasgressione. Ora, voglio vedere se ci sarà un solo sindaco leghista che si prenderà la responsabilità di non incassare la tassa, con tutti i risvolti penali che conseguirebbero da una decisione del genere». Non solo. «Il sindaco non dipende dal suo partito, ma risponde direttamente ai cittadini e alla legge». Tra l’altro, non si tratterebbe neppure di una protesta reale. «Raccontano che  proviene dalla base, dai sindaci, dal popolo padano. Non è vero niente. Sono sparate inventate dagli uffici stampa della Lega». Si direbbe una battaglia persa i partenza. «E’ la classica strategia del polverone per guadagnare i titoli dei giornali. Sortite senza alcuna applicazione pratica». Tuttavia, il Carroccio, nonostante si inventi di giorno in giorno proteste diverse, continua a scendere nei sondaggi. Sembra non riesca a recuperare lo spirito ruspante che contraddistingueva le sue rivendicazioni di un tempo. «Non ci riesce perché, come ha sottolineato di recente Franceschini, adesso sono tornati a fare i guerrieri padani. Ma, per nove anni, hanno fatto i poltronisti romani. Sono stati – è il ragionamento di gran parte degli elettori - al potere per anni, al soldo di Berlusconi e non hanno ottenuto niente, salvo che cariche per loro stessi. Adesso è inutile che tornino in piazza. Era comprensibile anni fa, perché l’obiettivo era quello di entrare nella stanza dei bottoni. Ma, una volta dentro, non hanno combinato niente». 


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