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LEGGE ELETTORALE/ Ceccanti: usiamo Spagna (o Francia) per rottamare il bipolarismo

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Il senatore Pd Stefano Ceccanti  Il senatore Pd Stefano Ceccanti

Non ce ne sarebbe bisogno perché il rapporto eletti-elettori sarebbe garantito da circoscrizioni ristrette.

Queste sue proposte  che vantaggi porterebbero?

Nei casi a cui abbiamo appena fatto riferimento, i due partiti principali giocano ad arrivare primi e magari a conquistare la maggioranza assoluta in seggi. Questo dovrebbe spingere i partiti a evitare alleanze disomogenee e sbilanciate sulle forze estreme. A mio avviso, il vero difetto del bipolarismo che abbiamo conosciuto in questi anni.

La convergenza tra Casini (Udc) e Franceschini (Pd) sul modello tedesco sembra avere le stesse motivazioni di partenza.

Forse le premesse sono uguali, ma con un proporzionale puro cadremmo nel difetto opposto.

Ovvero?

In Italia non avremmo vincitori e le principali forze politiche sarebbero obbligate a un accordo per governare. Ci sarebbe, in pratica, uno stato di “grande coalizione perpetua”. E questo non sarebbe un fatto positivo.
Un conto, infatti, è se accade a causa di una situazione eccezionale, un altro è quando è il sistema stesso a spingere in questa direzione.

Come si evitano perciò questi due pericoli opposti?

Per superare un bipolarismo spostato sulle ali estreme, dobbiamo costruire un bipolarismo spostato al centro, non un sistema bloccato.
Non serve quindi un sistema che si limiti a fotografare i voti in seggi, ma uno che premi i partiti più grandi. E dobbiamo passare dal premio di coalizione al premio di partito.

Lei concorda quindi con la critica di Parisi: Casini e Franceschini vogliono tornare indietro all’antico, quando dopo le elezioni si ricostituivano immediatamente quelle coalizioni che non si aveva avuto il coraggio di dichiarare ai propri elettori.


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