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INCHIESTA/ Così l’euro ha "ucciso" la democrazia

Pubblicazione:venerdì 23 dicembre 2011 - Ultimo aggiornamento:venerdì 23 dicembre 2011, 9.19

Manifestanti a Madrid (Foto: ANSA) Manifestanti a Madrid (Foto: ANSA)

L’esatto contrario di quanto avvenuto nel Medio Oriente dove, come sottolinea The Economist, le rivolte popolari di un anno fa in Tunisia ed Egitto sono state improvvise e inaspettate, e si sono verificate in “terreni apparentemente aridi” per la democrazia. Andando a leggere i dati dei singoli Paesi a partire dal nostro, si osserva che l’Italia scivola dal 29esimo al 31esimo posto a livello globale, alle spalle di Stati noti in passato per l’apartheid come il Sud Africa, ex regimi comunisti come Slovenia e Repubblica Ceca, o nazioni del Terzo mondo come Costa Rica, Capo Verde, Isole Mauritius e Uruguay. Due i fattori che portano al declassamento del nostro Paese: il funzionamento della pubblica amministrazione, con voto 6,43, cioè peggio di Messico, Colombia, Indonesia, Malaysia e allo stesso livello di Papua-Nuova Guinea. 
Inoltre in Italia a essere molto scarsa è anche la partecipazione politica. Andando a vedere più nel dettaglio dell’Eurozona, si registra una regressione per Finlandia (dal settimo al nono posto), Spagna (dal 18esimo al 25esimo), Portogallo (dal 26esimo al 27esimo posto), Grecia (dal 28esimo al 32esimo) ed Estonia (dal 33esimo al 34esimo). L’unica a migliorare è la Slovenia (dal 32esimo al 30esimo posto), mentre la Francia conquista due posizioni (dal 31esimo al 29esimo posto) ma mantiene lo stesso “voto” nel Democracy Index, cioè 7,77.
Esattamente opposta la tendenza nei Paesi del Medio Oriente attraversati dalle rivolte delle giovani generazioni. La Tunisia, il primo Paese a essere coinvolto da questi fenomeni, balza addirittura dal 145esimo al 92esimo posto, raddoppiando il suo indice di democrazia da 2,79 a 5,53. L’Egitto invece guadagna “solo” 23 posizioni, passando dalla 138esima alla 115esima, mentre la Libia sale dalla 158esima alla 125esima. Il mancato successo, almeno per il momento, delle rivolte arabe fa invece scendere l’indice di democrazia in Siria (dal 153esimo al 157esimo posto), Bahrein (dal 122esimo al 144esimo) e Yemen (dal 147esimo al 150esimo). L’Iran rimane inchiodato alla 159esima posizione. All’ultimo posto infine c’è la Corea del Nord, nonostante la morte del dittatore Kim Jong-il.

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
23/12/2011 - tanti saluti alle elezioni (francesco scifo)

E' proprio così, quando si scinde il binomio potere-responsabilità, ovvero nei paesi in cui chi decide non risponde del suo operato a nessuno, il sistema s'inceppa.Check and balances, poteri e contro poteri, questo è l'unico tipo di democrazia che si conosce. Da noi una presunta elite dei migliori decide per tutti e la maggioranza delle persone, purtroppo, subisce queste decisioni oligarchiche. Non è un caso che sia The Economist a rimarcare questa situazione,dato che è una rivista scritta nella lingua di un tale Winston Churchill. Quest'ultimo,che faceva parte anche lui delle elites del suo paese,affermava senza remore che la democrazia è un brutto sistema, tuttavia, è il migliore che conosciamo. La nostra esperienza odierna sembra dimostrare che oggi il suddetto binomio è stato scisso e si naviga nell'ombra, stiamo a vedere se funziona o meno.