BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL PALAZZO/ Se la riscossa di Monti passa anche dal Libano

Pubblicazione:

Immagine d'archivio (Imagoeconomica)  Immagine d'archivio (Imagoeconomica)

Sarebbe il caso di non sottovalutare questa grande opportunità che ci viene data, nuovamente, evitando di fare come il ministro della Difesa La Russa, che “dimenticò” di recarsi in Libano alla toccante cerimonia di addio di Graziano, due anni fa, preferendo contemporanei impegni contro la ‘ndrangheta. Una scelta imbarazzante, questo improvviso forfait dell’allora ministro della Difesa a una cerimonia che vide mezzo mondo rendere omaggio al Tricolore, che lasciava intendere, in realtà, tutta l’indecisione sulla posizione da tenere in un Paese in cui c’è da gestire il ruolo ambiguo di Hezbollah, da un lato, e il rapporto con Israele dall’altro. Con l’aggravante, agli occhi del governo uscente, dell’egida di Prodi e D’Alema sulla nascita stessa della missione.

Ora, però, non c’entra né il centrodestra, né il centrosinistra. C’entra il buon nome dell’Italia chiamata a un posto di responsabilità in un’area e un momento cruciale per le sorti della pace in Medio Oriente, e per la stabilità di quell’area, a partire dalla sempre più drammatica situazione nella vicina Siria. Sotto la guida italiana di Graziano in quei tre anni è stato creato un modello di cooperazione e dato vita a un vero e proprio laboratorio di pace, al confine con Israele, tenendo a bada in un colpo solo le insidie costituite dai campi profughi palestinesi del Libano del Sud, la minaccia armata di Hezbollah (recuperata un ruolo sociale e politico) e le mire espansioniste della confinante Siria.

Passi importanti verso la pace definitiva sono stati compiuti nei tre anni a guida italiana, ma senza riuscire ad arrivarvi. Nei due anni a guida spagnola che sono seguiti, invece, la situazione si è andata molto complicando e non certo, non solo almeno, per lacune specifiche di chi è subentrato, quanto per un peggioramento geopolitico, nei rapporti fra gli Stati in lotta, all’interno del governo libanese, e soprattutto nella vicina Siria, diventata una polveriera.

La scommessa è dunque ora più difficile, ma la posta in palio è esaltante. Se la guida italiana della missione Unifil dovesse avere successo, sarebbe questo motivo di speranza per tutto il Medio Oriente, un vero e proprio viatico per la nascita di due Stati indipendenti, Israele e Palestina, soluzione verso la quale l’Onu si muove ormai con convinzione, sia pur fra mille resistenze.

Se l’Italia ce la farà sarà la dimostrazione che con l’ausilio di un’autorità veramente riconosciuta da tutti come neutrale la pace è possibile, anche in Medio Oriente. E mai come in questo momento è importante che l’Italia, nota in tutto il mondo per il suo debito, abbia la possibilità di di maturare un credito così importante presso la comunità internazionale.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
27/12/2011 - Un articolo stimolante (Giuseppe Crippa)

Ringrazio Angelo Picariello per avermi chiarito i motivi e l'importanza della presenza delle Forze Armate italiane in Libano. Sono tra coloro che hanno giudicato inutile e sproporzionato l'impegno in quella regione, influenzato anch'io dai nomi dei politici che l'avevano a suo tempo deciso, ma questo articolo mi fa riflettere non poco.

 
27/12/2011 - chissà se un giorno... (Marco Claudio Di Buono)

...ci sarà la pace nei luoghi in cui è nato Gesù. E' doloroso vedere quei popoli che continuano a farsi del male, l'odio e la violenza portano solo dolore, l'ha detto anche il Papa in riferimento alle stragi in Nigeria. La comunità internazionale si deve far carico di intervenire laddove è necessario, con tutti i mezzi, non solo militari, per ristabilire la pace e il dialogo. E' difficile, costa in termini di denaro e di vite umane, ed è una cosa che non tutti accettano. Ma occorre continuare a impegnarsi anche come nazione per acquistare quella credibilità internazionale che possa sfatare l'immagine di un paese indebitato, inaffidabile e corrotto. Non siamo solo il paese della mafia o dei politici corrotti, abbiamo una storia, un patrimonio culturale, abbiamo creatività e voglia di fare e possiamo riprenderci. Dobbiamo ritrovare un ruolo importante in Europa e nel contesto internazionale. Buon Natale e felice anno nuovo.