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SCENARIO/ Governo Monti, una "parentesi" già decisa negli anni '90

Mario Monti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica) Mario Monti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

L'impressione è che i politici oggi si pieghino, si autosospendano addirittura, di fronte alle competenze dei grandi tecnocrati transnazionali. Ma tutti quanti, antropologicamente, dovremmo ricordare che tante competenze distinte non hanno mai fatto una visione d'insieme, cioè non sono mai state in grado di strutturare una grande democrazia con la partecipazione attiva dei cittadini. Le glorie della “Serenissima” di Venezia e quella dell'Inghilterra elisabettiana sono tramontate, con le loro oligarchie, di fronte alla partecipazione dei cittadini nella vita pubblica. Stiamo citando i casi più illuminati di governi del passato con grandi oligarchie storiche che hanno trasformato il mondo in quei tempi.

Alla fine, l'impressione è, oggi, che questa tecnocrazia illuminata abbia fatto una scelta autoreferenziale e voglia trasformarsi in una sorta di oligarchia mondiale, con tanti “vassalli” negli Stati nazionali, che a loro volta hanno il piglio di una più piccola oligarchia. Questa impressione generale, questa spinta oligarchica avviene, pur nel rispetto delle regole costituzionali, anche in Italia. I fallimenti di venti anni di bipolarismo anomalo, di governi Berlusconi e Prodi, sono sempre stati il risultato di problemi di credibilità economica e finanziaria internazionale.

Che cosa fece Giuliano Amato di fronte alla speculazione contro la lira? Che cosa fece Romano Prodi per l'ingresso, come primo turnista, nell'euro? Come è caduto il governo di Berlusconi e Giulio Tremonti? L'aspetto ancora più inquietante è che sia a destra dello schieramento politico italiano, sia a sinistra non ci sia stato alcun partito che abbia pensato, elaborato e cercato di attuare soluzioni credibili e ragionevoli per la nuova realtà economica e sociale che si trasformava. Tutti lì, chiusi in un bozzolo, a straparlare di “passati ideologici”, a immergersi e a dividersi su squallide vicende giudiziarie, a litigare sulle riforme da fare, mentre il mondo cambiava completamente.

E sullo stesso piano dei partiti, i sindacati e il mondo della Confindustria, preoccupati più della presenza al tavolo di trattative inconcludenti, alla cosiddetta concertazione, piuttosto che al mondo in piena evoluzione e alle nuove esigenze delle persone che costituiscono quello che un tempo si chiamava il popolo e di cui ci si sentiva rappresentanti. Comunque lo si veda (per ragioni di emergenza, per stato di necessità, per salvezza nazionale), il Governo di Mario Monti, nominato con tutto lo scrupolo costituzionale possibile, è una sconfitta della politica e della democrazia. È la ripetizione, magari in toni più morbidi, di una spinta oligarchica che si coglie in tutti i paesi occidentali.