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SCENARIO/ Governo Monti, una "parentesi" già decisa negli anni '90

Mario Monti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica) Mario Monti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

Si dice, e a ragione, che il Governo Monti sia popolare, abbia un ampio consenso nel Paese. Ma lo è solo per i fallimenti di una generazione ventennale di politici e perché la democrazia paretecipata, attiva dei cittadini, è stata quasi sepolta dai nuovi partiti nati con la morte della “Prima Repubblica". Lo è anche per l'assurdità e la faziosità dell'informazione politica di questi anni. Il problema vero che si presenta anche a noi italiani non è quello di sapere la durata di questo Governo o se esso avrà la capacità di varare la cosiddetta “seconda tranche” relativa allo sviluppo e alla crescita. La questione da capire è se Monti sia una “parentesi” necessaria, oppure se una formula istituzionale che è funzionale al nuovo schema oligarchico mondiale.

Uno schema dove partecipazione popolare, valorizzazione dell'impresa e del lavoro, difesa dell'occupazione, difesa del ceto medio sembrano fastidi di fronte al grande business internazionale. Toccherà a nuovi partiti, a leader moderni interpretare le nuove esigenze di una società in trasformazione che vuole difendere e aggiornare le sue istituzioni democratiche. Se questa partita non verrà considerata in tutta la sua ampiezza e la sua profondità, le future generazioni (senza neppure la pensione) dovranno piegarsi alle razionalizzazioni di un “governo di ottimati”. Che con la democrazia liberale ha ben poco da spartire.

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