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MANOVRA MONTI/ L’intervento di Giarda: non ci saranno aumenti dell’Irpef (video)

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Il ministro dei Rapporti con il Parlamento Piero Giarda ieri ha dato una delle poche buone notizie relative al pacchetto anticrisi, definito “decreto salva Italia” varato dal Consiglio dei ministri. L’ha data nel corso della conferenza stampa immediatamente successiva al vertice. Facendola, tuttavia, seguire da un profluvio di annunci di nuove tasse, imposte, balzelli, tagli e sacrifici. Rumors e indiscrezioni, prima della conclusione del Cdm, davano per certo l’aumento delle aliquote Irpef più alte di 3 punti, fino al 46 per cento. Il ministro Giarda, rettificando «le opinioni che hanno dato luogo a titoli di giornali molto diffusi»,ha specificato che un intervento correttivo del genere non ci sarà. Tale intervento, tuttavia, sarà compensato dal «tentativo di aumentare la partecipazione delle persone fisiche al finanziamento della spesa sanitaria, nel senso che abbiamo cercato di proseguire nell’opera di trasferimento della capacità impositiva delle Regioni, attribuendo loro un pezzo in più dell’addizionale irpef che viene leggermente aumentata con conseguente riduzione dei trasferimenti regionali alle Regioni». Altra stangata, ancor più pesante di quella prospettata nei giorni scorsi, quella sulla casa. Giarda ha svelato che ci sarà «un aumento significativo del prelievo tributario sulla casa» che consterà di diverse componenti: gran parte di esso resterà nelle disponibilità dei Comuni, un'altra sarà, invece, acquisita dallo Stato. Secondo il ministro, la capacità di un maggior intervento dei Comuni va nella direzione di consentire loro una maggiore autonomia finanziaria. Sta di fatto che l’aggravio maggiore deriverà dalla rivalutazione degli estimi catastali, data addirittura al 60 per cento. La prima casa sarà tassata con un aliquota allo 0,4% con una detrazione di 200 euro mentre dalla seconda l’aliquota sarà dello 0,75-0,76%. Giarda ha, infine, annunciato che, come previsto, i tagli nei confronti degli enti locali dovrebbero aumentare a cinque miliardi di euro. Graverebbero per 1 miliardo e 400 milioni sui Comuni, per 500 milioni sulle Province e per il resto sulle Regioni. 



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