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SCENARIO/ Tosi (Lega): vi spiego perchè l'alleanza col Pdl è finita

Pubblicazione:lunedì 5 dicembre 2011

Immagine d'archivio (Ansa) Immagine d'archivio (Ansa)

La Lega da sola può vincere. Parola di Roberto Maroni che ieri, dal palco del “Parlamento padano” di Vicenza, si è augurato che gli “ex alleati” del Pdl almeno non si prestino al tentativo di far fuori il Carroccio con una nuova legge elettorale ad hoc. Si torna quindi al partito di lotta, alla secessione (anche se “consensuale”, modello Cecoslovacchia) e all’opposizione dura e senza paura contro Monti, Roma e l’Europa. Ma l’asse con il Popolo della Libertà, o con quello che potrebbe diventare in futuro, è davvero archiviato? «Dipenderà tutto dalle scelte che il Pdl prenderà da qui in avanti – dice a IlSussidiario.net il Sindaco di Verona, Flavio Tosi –. Le convergenze o le divergenze si basano sui fatti. Da dieci anni abbiamo un programma condiviso e, per quanto riguarda questo mandato, gli elettori hanno votato quello che gli abbiamo presentato nel 2008. Anche se è cambiato il premier dovranno tenere fede a quello. I numeri per opporsi alle decisioni ingiuste di questo governo ci sono, soprattutto al Senato. Se questo però non dovesse accadere diventerebbe molto difficile immaginare nuove alleanze in futuro».

Quando parla di misure ingiuste si riferisce alle pensioni? 

Il mio è un ragionamento più ampio. L’impostazione di Mario Monti è molto deludente. Ancora una volta viene proposta una manovra di piccolo cabotaggio, che non incide sulle spese dello Stato e che è costituita principalmente da nuove tasse.
Si possono pensare invece misure più eque, limitando le spese centrali e intervenendo sulle cosiddette “megapensioni”. Senza dimenticare poi il tema del federalismo fiscale. Ripeto, noi daremo battaglia, vedremo come si comporterà il Pdl in Parlamento.

Se vi dovesse deludere potrebbero saltare anche le alleanze locali?

Direi di no. Un conto sono le maggioranze in corso, un altro quelle che usciranno dalle prossime elezioni. Così come accadde quando ci fu il cosiddetto “ribaltone” del ’94, sul territorio valgono i programmi e le coalizioni che gli elettori hanno scelto, al di là di quello che accade a Roma.

Ma qual è il suo bilancio sull’esperienza di governo con Silvio Berlusconi?

Devo dire che i risultati più importanti hanno riguardato i nostri ministeri. Sulla sicurezza, ad esempio, è stato fatto moltissimo. Lo dimostra l’apprezzamento trasversale di cui gode Roberto Maroni.
Lo stesso vale per il federalismo fiscale, anche se forse bisognava spingere di più sui tempi. Nell’ultimo anno, infatti, il Cavaliere ha riempito l’agenda di tante altre priorità…

Possiamo parlare a questo punto di riforma incompiuta?


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