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SCENARIO/ 2. Follini (Pd): no all'offerta Berlusconi, al voto con lo "schema" D'Alema

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Silvio Berlusconi e Pierluigi Bersani (Foto: Imagoeconomica)  Silvio Berlusconi e Pierluigi Bersani (Foto: Imagoeconomica)

All’indomani della proposta di un’“alleanza costituente”, che D’Alema ha rivolto a tutte le forze d’opposizione in vista di un voto sempre più probabile, il Presidente del Consiglio ha voluto replicare ieri offrendo a Bersani un “piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana”. Con il no del segretario del Partito Democratico giunto in serata («deve fare un passo indietro e togliere dall'imbarazzo se stesso e il Paese»), sembra davvero sfumare l’ultima possibile “tregua”, auspicata in questi giorni dal direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli.  
«Siamo ormai vicini alle elezioni - dice a IlSussidiario.net il senatore Pd Marco Follini -. La legislatura è nel pieno della sua fase discendente e l’appello di Berlusconi si rivela tardivo. Abbiamo avuto due anni per impostare una legislatura costituente, ma la maggioranza ha sempre preferito imboccare la strada opposta. Un’inversione a U come questa, dopo settimane di bombardamento continuo nei confronti dell’opposizione, non è francamente credibile».

 

Il Partito Democratico lavorerà quindi sull’ipotesi D’Alema, in vista di un “governo di responsabilità nazionale”?

La domanda che dobbiamo porci adesso non è come si seppellisce questa legislatura, ma come si governa la prossima. La proposta di D’Alema ha il merito di andare in questa direzione superando l’idea che serva un caravanserraglio comprendente tutti gli antagonisti di Berlusconi. D’altro canto, non accetta nemmeno l’attuale divisione in tre del campo politico, un vero e proprio regalo al Cavaliere e alla sua alleanza con Bossi.

 

Molti hanno letto in questo appello proprio l’ennesima chiamata alle armi all’insegna del “tutti contro Berlusconi”. Perché secondo lei non si corre più questo rischio?

Serve una fase costituente per realizzare un governo di larghe intese. L’importante è che venga spiegato agli elettori qual è l’asse su cui si vuole costruire l’alternativa. La mia idea, da diverso tempo, è che sia costituito dalla collaborazione tra riformisti e moderati. In questo modo i riformisti sarebbero al riparo dal massimalismo e i moderati non sarebbero tentati dal ritorno alla conservazione. Grazie a questa chiarezza di fondo si potrà evitare il “pasticcio all’italiana”, accorciando i tempi della transizione.

 

Semplificando, non c’è spazio per Nichi Vendola?



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