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SCENARIO/ 2. Art. 41-97-118: non bastano i numeri per fare le riforme

La conferenza stampa di ieri, dopo il Cdm (Imagoeconomica) La conferenza stampa di ieri, dopo il Cdm (Imagoeconomica)


Questa formulazione soffre di un’eccessiva carica ideologica e, a mio avviso, non aggiunge nulla ai primi due commi (“L’iniziativa privata è libera, non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana”). Non toccherei nulla, anche perché se si dice che l’attività è libera fino a quando non si vieta, come diceva Kelsen, si rischia di dare con una mano e di levare con l’altra. Se la legge inizia a vietare, la libertà finisce subito.

Berlusconi ha poi aggiunto: “La legge che vieta può intervenire soltanto per la salvaguardia di altri principi fondamentali della Costituzione e il controllo sulle iniziative e le attività economiche può avvenire soltanto ex post”…


Anche questo non migliora la situazione. La Costituzione, infatti, prevede principi tra di loro profondamente contraddittori e, così facendo, si amplia la gamma dei principi che possono limitare la libertà economica privata. La formula attuale indica quattro limiti (l’utilità sociale, il non recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana), con questa aggiunta anche la segretezza, ad esempio, essendo prevista dalla Costituzione, potrebbe diventare un ostacolo. In realtà, inizio a pensare che nello staff di Berlusconi non ci siano costituzionalisti validi…

Passando all’Art. 97, Brunetta  dichiara da tempo di voler introdurre il merito nella pubblica amministrazione. Il ministro ha letto ieri alcuni stralci del nuovo testo: “le pubbliche funzioni e la burocrazia sono al servizio della libertà dei cittadini e del bene comune”. Una novità importante?


L’Art. 98 già prevede che “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della nazione”. Questa nuova formulazione, a mio parere, potrebbe effettivamente “completare” quella esistente e anche il riferimento al “merito” e alla “trasparenza” può essere positivo. L’argomento necessita però di un ragionamento più ampio.
In Italia, infatti,  la visione della PA, è rimasta bloccata a un modello di tipo napoleonico: l’interesse pubblico viene messo al centro e viene prima di quello del cittadino, con effetti sconvolgenti anche sul piano della tutela. Il concetto stesso di legalità non è collegato alla posizione dell’individuo, ma all’interesse della PA. La conseguenza? Tutto ciò che non contrasta palesemente con l’interesse pubblico deve essere salvaguardato. Questa però è una filosofia che non corrisponde ai principi dello stato di diritto. Ecco perché, a mio parere, per avere un capovolgimento di mentalità serve qualche formulazione in più, sia in sede di Art. 97 e 98, sia in sede di giurisdizione.

Questa modifica non è quindi sufficiente?