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Politica

SCENARIO/ 2. Art. 41-97-118: non bastano i numeri per fare le riforme

La conferenza stampa di ieri, dopo il Cdm (Imagoeconomica)La conferenza stampa di ieri, dopo il Cdm (Imagoeconomica)


È una proposta accettabile, ma non sufficiente per passare da una PA da “stato di polizia” allo stato di diritto. Occorrono ulteriori principi costituzionali, ma il problema è complesso, ordinamentale e di costume. La PA, infatti, inizialmente era inizialmente organizzata in modo che ognuno rispondeva di ciò che faceva. L’eccessiva sindacalizzazione ha causato però una destrutturazione che non si è ancora riusciti a sanare. 

Da ultimo, l’Art. 118: il governo aveva annunciato di voler ampliare la portata del principio di sussidiarietà orizzontale, ma nella conferenza stampa di ieri non se ne è fatto cenno. Secondo quando riportato dalla stampa il governo vorrebbe intervenire sull’ultimo comma. Cosa pensa in proposito?


Occorre distinguere tra sussidiarietà orizzontale e privatizzazioni. Con il primo termine si fa riferimento alla necessità di sviluppare la capacità dei singoli e delle associazioni di dare una mano autonomamente alla società, con il secondo ci si riferisce ai mercati privati rispetto al dirigismo dell’economia. Per intenderci, si parla di sussidiarietà solo quando si tratta di attività di interesse generale. Chiarito questo punto, il passaggio dal “favorire” (vagamente programmatico) al “garantire” è notevole e presuppone i relativi strumenti. Perché se la Costituzione garantisce realmente la sussidiarietà orizzontale e Stato o Regioni trattengono per sé attività che potrebbero invece svolgere i corpi intermedi un giudice dovrebbe intervenire. Si passerebbe così da una norma programmatica a una di efficacia diretta.

L’attuale formulazione secondo lei è perciò inadeguata?


No, ma è possibile aumentarne la potenzialità. Servirebbe un cambio di mentalità dei centri di governo e una vera legislazione di attuazione. Altrimenti si garantisce una cosa che poi non si realizza.

In definitiva, qual è il suo giudizio su questo annunciato adeguamento della Costituzione?


Credo che, al di là dei rilievi fatti, sia necessario, ma non deve avvenire in via conflittuale. Serve concordia, condivisione culturale e costituzionale, altrimenti le riforme non avranno esito effettivo. L’ultima riforma del centrodestra, naufragata grazie a un referendum popolare, dovrebbe insegnarci che se le riforme vengono fatte solo per alzare lo scontro o per farne manifesto di una battaglia politica non producono alcun risultato. Se guardiamo a Francia o Germania capiamo che questo è il nostro limite storico. In quei paesi, invece, forze che solitamente si contrappongono sono in grado di trovare un accordo.

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