Politica
giovedì 10 febbraio 2011
Restare attaccati al Cavaliere fino all’ultimo secondo, senza farsi travolgere nel caso la situazione precipitasse. La sfida del Carroccio si sta facendo ogni giorno più impervia. Lo si capisce dalle zampate del Senatur, graduali ma inesorabili.
Ogni giorno è una nuova zeppa: prima il “Caro Silvio, vatti a riposare, qui ci pensiamo noi”, poi il “stai alla larga da certi magistrati”, infine l’inequivocabile “anche Berlusconi ha le sue colpe…” di ieri. Un modo per tenersi aperto l’uscio e sgattaiolare fuori quando la nave affonderà. Tanto più che i sondaggi, per la prima volta, segnalano un lieve arretramento del consenso leghista perché chi va con lo zoppo, alla fine, potrebbe imparare a zoppicare. Per evitarlo, Bossi dovrà schivare almeno tre incognite, e non è detto ce la faccia.
Primo. C’è un’agibilità politica da ritrovare velocemente dopo gli ultimi incidenti. La maggioranza in puri termini numerici negli ultimi giorni sembra potersi espandere ad un margine di relativa sicurezza, sviluppi del Rubygate permettendo. Questo in teoria permette di bipassare lo stallo della bicameralina per rivolgersi direttamente al parlamento, come chiesto da Giorgio Napolitano, per approvare i vari decreti sul federalismo. Un percorso che il Carroccio ha deciso di imboccare e accettare, dopo il niet del Colle. Una pax sigillata ieri in un incontro a tre Napolitano, Bossi, Calderoli in cui la Lega ha incassato la sponda del Quirinale a patto che ci sia uno sforzo di condivisione della riforma. Il probabile voto di fiducia per mettere in sicurezza il decreto non depone a favore, ma è difficile immaginare che il Carroccio sacrifichi il rapporto con il Colle sull’altare dell’amico Silvio, nel caso si arrivasse ad uno showdown.
Secondo. C’è da sedare un malumore evidente nella base e nel blocco sociale leghista, frustrati da un approdo federale che sta partorendo un patetico topolino. Troppo insipida la minestra, se misurata con le premesse rivoluzionarie del vociante “padroni a casa propria”. Dunque enti locali al collasso, salvo il permesso di aumentare le tasse, e partite iva e padroncini alle prese con la sempiterna italietta irriformabile. Lega o non Lega al governo.
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