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REPLICA/ Antonini: basta con gli intellettuali della Costituzione che ci vogliono in serie B

Pubblicazione:venerdì 11 febbraio 2011

Foto: Imagoeconomica Foto: Imagoeconomica

L’articolo di Michele Ainis su Il Sole 24 Ore di ieri sconcerta davvero: tenta di sostenere che non c’è alcun nesso tra la proposta governativa di riforma degli articoli 41, 97 e 118 della Costituzione e il rilancio dell’economia. Si dimostra così la schizofrenia che assale alcuni intellettuali italiani appena si cerca di riformare qualche aspetto della Costituzione.

 

Da un lato, la Costituzione è un tabù intoccabile, anche rispetto a qualsiasi intervento che cercasse solo di aggiornarla senza incidere sui suoi sacrosanti valori di fondo. Dall’altro, qualsiasi cambiamento sarebbe inutile, perché tanto le cause di quello che non funziona non stanno nella Costituzione. Schizofrenia, appunto. Se è vera la seconda deduzione, perché tanto attaccamento sulla prima?

 

La proposta del Governo di modifica degli artt. 41, 97 e 118 non tocca nessuno dei grandi valori di fondo che sono alla base della Costituzione italiana. Anzi, è il contrario: va a valorizzare quei valori che ne sono l’essenza più efficace e che sono rimasti spesso inattuati in forza di interpretazioni che sono andate in altre direzioni.

 

Più precisamente, l’intervento del Governo va nella direzione di valorizzare quella antropologia positiva che si può ritenere fosse già alla base del principio personalista dell’art. 2. La valorizza e la riafferma contrastando una serie di interpretazioni che sono andate in una direzione opposta (ad esempio, lo statalismo), proprio a dispetto di quanto Aldo Moro affermò presentando l’articolo 2 in Assemblea costituente: “Lo Stato assicura veramente la sua democraticità, ponendo a base del suo ordinamento il rispetto dell’uomo che non è soltanto individuo, ma che è società nelle sue varie forme, società che non si esaurisce nello Stato”.

 

È sorprendente che Ainis possa affermare che “nessuno ci ha capito un fico secco” delle affermazioni del Ministro Sacconi sulla antropologia positiva e sul rapporto tra Stato e società. Forse non si è reso conto che il principio di sussidiarietà è nel DNA più genuino della nostra tradizione, che costituisce il segreto del nostro sviluppo e che ora è ripreso con forza dalle nuove teorie che si stanno affermando in Europa, come quella della Big Society di Cameron.


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COMMENTI
13/02/2011 - per approfondire (francesco taddei)

Un aiuto a capire la rilevanza delle modifiche proposte dal governo alla costituzione lo si può trovare nell'articolo "se la riforma del governo è una rivoluzione" di Paolo Del Debbio su Il Giornale di venerdi 11 febbraio a pag. 18.

 
11/02/2011 - D'accordo d'accordo, però (riccardo bonacina)

Caro prof, tutto abbastanza vero. Però mi vuoi spiegare che senso ha un'iniziativa di riforma Costituzionale in questo frangente politico? Nessuno, non ci saranno mai i numeri, no? Insomma una bella iniziativa culturale. Peccato che governare è un altra cosa

 
11/02/2011 - Il liberalismo negato (Salvatore Ragonesi)

Non credo sia necessario revisionare ed aggiornare gli articoli della Costituzione italiana che enunciano solennemente i criteri liberali di cui essa è interamente pervasa.In particolare,l'art.41 è perfetto nella sobrietà della sua formulazione,che traduce tutto lo spirito del più schietto liberalismo,e non richiede ulteriori e devastanti integrazioni capaci soltanto di inquinarne ed oscurarne ideologicamente il profondo significato etico,economico e politico.Qui si trova in nuce tutta la concezione liberale per la quale il momento della libertà si attua nell'assenza di condizionamenti statali e di forti privilegi neofeudali e coincide con lo svolgimento di un'attività che conduca alla conquista di un'utilità individuale e sociale,come è anche riconosciuto dal pensiero sociale del Cristianesimo tanto elogiato e valorizzato dallo stesso Benedetto Croce,il più grande esponente del nostro liberalismo.Il crociano "Perché non possiamo non dirci cristiani" altro non è che la logica conseguenza dela sua visione liberal-cristiana,che fa tutt'uno con il rispetto dell'iniziativa individuale,della dignità di ogni persona e del senso della comunità.Chi vuol negare questo liberalismo va in cerca di pretesti per uscirne machiavellicamente con altri princìpi di etica utilitaristica e selvaggia.

 
11/02/2011 - rivedere Machiavelli (attilio sangiani)

la antropologia "negativa" citata nell'articolo,sotto il nome di Hobbes,in verità è partita dal "Segretario fiorentino" N.Machiavelli. Ancora oggi non si trova in Italia un intellettuale che abbia il coraggio di smascherare l'opera machiavelliana,che è stata esaltata come "scientifica",alla origine della SCIENZA POLITICA ( detronizzando Aristotele ). A mia conoscenza solo J.Maritain,filosofo francese,lo ha fatto con l'opera " La fine del machiavellismo",1945). In realtà Machiavelli ha costruito la sua teoria esaminando nella Storia ,partendo dalla Respublica Romana,solo i casi "negativi",di governanti perversi ( come il principe Borgia,ad esempio), escludendo accuratamente i "positivi", derisi come stupidi malaccorti. Niente di più contrario al metodo scientifico-sperimentale . Anche Gianfranco Miglio,acriticamente fatto maestro della Lega Nord,si era messo alla sequela di Machiavelli,Hobbes,Schmitt ( giurista di Hitler ). L'art. 41 Cost. è figlia di questa ideologia negativa....

 
11/02/2011 - Il liberalismo contro i privilegi di casta (Salvatore Ragonesi)

Una guerra ideologica e mistificatoria ci affligge da qualche decennio e ci costringe a mobilitare le nostre energie intellettuali alla ricerca di tutte le motivazioni giuridiche,economiche,etiche,religiose e sociali he possano annientare il "nemico".L'aggressione della Costituzione repubblicana costituisce uno dei campi privilegiati per dare battaglia e dimostrare di poterla vincere in un terreno delicato,là dove si gioca la partita più spettacolare.Gli articoli costituzionali che si intendono adesso revisionare ed aggiornare non contengono in effetti nulla che possa impedire la denominazione e la qualificazione di un sistema pienamente liberale,la cui realizzazione è affidata più che alle dichiarazioni di principio all'etica oggettiva delle relazioni socialmente definite. Il pensiero e l'anima liberale,affermati nella solennità costituzionale,devono vivere nel costume e nella società e permettere di revisionare non le leggi costituzionali,ma le bassezze e rozzezze dei costumi,i monopoli,i privilegi di casta e di famiglia,i clientelismi,i paternalismi,le concezioni e le pratiche illiberali e feudali,ecc.Assai pregevoli sono le indagini condotte già dalla scuola crociana circa la genesi e gli sviluppi della pratica liberale dal seno del calvinismo,ed è ammissibile,anzi più che probabile,che una visione antiautoritaria e illuministica fondata sull'idea estrema di libertà possa sostenere e giustificare le sane tabelle degli imperativi liberali iscritti nella Costituzione.

 
11/02/2011 - Una difesa d'ufficio_anche se non ce ne è bisogno (Collina Andrea)

La necessità di agire, non solo a livello di legge ordinaria, ma anche a livello di legge costituzionale è necessaria in un ordinamento, come il nostro, nel quale la forte pressione di "agenti conservativi" (sindacati, magistratura, ordini professionali, enti locali ecc.), rende la legge ordinaria dello Stato, molto più debole rispetto a qualunque altro Paese. Non sono pochi i casi nei quali leggi introduttive di importanti riforme di sistema - di cui il Paese ha realmente bisogno - una volta entrate in vigore siano state poi, in campo applicativo, o di fatto disapplicate o inapplicate dai giudici ordinari, o sottoposte a uno stillicidio di questioni di legittimità costituzionale, il più delle volte infondate, che di fatto ne hanno paralizzato la realizzazione, o applicate con portata assolutamente ridotta dalle pubbliche amministrazioni incaricate di darne esecuzione, o ancora sottoposte alla "mannaia" di richieste di referendum. A mio modesto parere, sarebbe più intelligente e "semplice", lo stabilire principi chiari in una norma costituzionale e stabilire criteri di applicazione diretta e quindi di giustiziabilità di tali nuovi principi, a cominiciare dal principio di sussidiarietà orizzontale che, per essere relamente operativo quale "grimaldello"di reale riforma del rapporto stato-cittadino, deve poter avere degli strumenti per essere fatto valere di fronte alla Magistratura Amministrativa o Ordinaria. Spero che il prof. Antonini, continui a lavorare per questo.

 
11/02/2011 - Per legge ordinaria non è più possibile? (Giuseppe Crippa)

Francamente la strada della modifica di tre articoli della Costituzione mi sembra alquanto accidentata e pressoché impraticabile in questo momento da un Parlamento incapace da mesi di elaborare leggi di apprezzabile respiro, con l’eccezione della Riforma dell’Università, che conferma tristemente questa regola. E poi, non abbiamo da qualche anno un Ministro per la Semplificazione che dovrebbe occuparsi a tempo pieno del disboscamento dell’eccesso di regole proliferate anche a causa di leggi e leggine prodotte non soltanto a livello centrale ma anche regionale da governi di ogni orientamento politico? A mio avviso l’inizio della discussione delle modifiche alla Costituzione, definito da Antonini “taglio del nodo gordiano dell’eccesso di burocrazia statale”, dovrebbe accompagnarsi con le dimissioni del suddetto ministro che peraltro non sembra dedicare tutto il suo tempo all’oggetto del suo ministero.