BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FUTURO E LIBERTA'/ Fini acclamato presidente del Fli: «Partito unito, Pdl massacra la destra»

Pubblicazione:domenica 13 febbraio 2011

Italo Bocchino e Gianfranco Fini (Imagoeconomica) Italo Bocchino e Gianfranco Fini (Imagoeconomica)

«Futuro e Libertà non nasce per creare un gruppo chiuso, per ribellione al presidente del Consiglio», ha spiegato Fini alla platea del suo partito. «Nasce per coerenza al progetto del Popolo della Libertà che avevamo contribuito a fondare. Nasce perché il Pdl non era un partito liberale, era altro». Il patrimonio di valori della destra liberale, invece, sarebbe stato dissipato dal partito del premier: «Essere di destra significa avere senso dello Stato e rispettare anche la prima parte della Costituzione, compreso l'articolo 3. La sovranità popolare non significa impunità, non significa infischiarsene della Costituzione, non significa essere al di sopra della legge. Neanche se si è eletti con il 99% dei voti».

 

Da qui il duro attacco nei confronti degli ex colleghi pidiellini: «Il Pdl non ha senso dello Stato e delle istituzioni. Sta massacrando i valori della destra, li sta rendendo ridicoli, rischia di cancellarne la memoria per i prossimi dieci anni». Il caso Ruby, prosegue il presidente della Camera, ne è la prova: ««È motivo di dolore per tutti gli elettori che si identificano anche all'estero con il centrodestra, ed è anche motivo di imbarazzo per molti dirigenti del Pdl, visto che siamo diventati lo zimbello del mondo occidentale per comportamenti che nulla hanno a che vedere con le dinamiche politiche». Prosegue poi il leader Fli: «Ai nostri figli non si può far balenare l'idea che c'è sempre una scorciatoia per arrivare al successo, e che il valore più importante è il denaro».

 

Fini è tornato anche sulle vicende giudiziarie del premier, insistendo sulla necessità di abbassare i toni e di lasciar lavorare i magistrati: «È sacrosanto dire "Si abbassino i toni, si evitino scontri", ma se i ministri dicono che i primi che devono abbassare i toni sono i magistrati è evidente che c'è un approccio da parte di qualcuno nell'esecutivo che non può portare al raffreddamento del confronto. I magistrati indagano, se sbagliano pagano, al pari dei cittadini, ma la politica non può attaccare frontalmente la magistratura».

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.