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LA PROPOSTA/ Violante: archiviamo Ruby e facciamo le riforme insieme

Luciano Violante (Imagoeconomica) Luciano Violante (Imagoeconomica)


Va sempre condannato l’uso delle questioni morali a fini politici. Ma questo non vuol dire che non si possano esprimere giudizi morali. Una comunità si tiene insieme per la condivisione di valori morali prima ancora che per i principi politici e per le regole giuridiche. Un Paese è unito e rispettato se ha valori morali. Questo non vuol dire fare del moralismo o del puritanesimo. Vuol dire credere che l’uomo nella sua vita ha compiti e doveri che non dipendono dalle leggi, ma da qualcosa che viene prima di qualsiasi legge, dal suo essere uomo appunto e di appartenere alla comunità umana.
Nei casi di responsabilità morale, poi, la sanzione può essere solo morale, il discredito. Per alcune funzioni pubbliche particolarmente elevate la responsabilità morale può investire anche la sfera politica, quella della credibilità della persona, la sua idoneità a rappresentare le funzioni che esercita . Il fatto che il nostro Presidente del Consiglio venga dileggiato sui giornali di tutto il mondo è un problema che riguarda tutti, indipendentemente dal campo di appartenenza di ciascuno.

Chiarite quali sono le gravi responsabilità della politica, come si risolve il cortocircuito tra giustizia e mezzi di informazione che, ad esempio, mette a disposizione di tutti il contenuto di sms e intercettazioni telefoniche che possono ledere la privacy e la reputazione di persone che magari non sono coinvolte nel processo?


È una questione particolarmente delicata e urgente. L’Ottocento è stato il secolo dei Parlamenti, il Novecento il secolo dei partiti, quello che stiamo vivendo è il secolo dell’opinione pubblica. Dobbiamo ridiscutere lo statuto della informazione giudiziaria nel secolo dell’opinione pubblica. I cittadini devono conoscere per controllare chi esercita il potere, politico, giudiziario, economico. In questo c’è una sorta di funzione costituzionale dell’informazione. Se l’informazione è effettuata non dando le notizie e sviluppando i commenti, ma per trascrizione pedissequa delle conversazioni o per fughe di notizie che devono restare segrete, viene meno la credibilità della giustizia e alla lunga anche la credibilità del Paese.
Perché quanto avviene da noi non avviene in Francia o in Germania o negli Stato Uniti? È una domanda che dobbiamo porci, al di là delle collocazioni di parte perchè riguarda la stimabilità del nostro Paese.   

Secondo lei non c’è perciò un uso troppo disinvolto delle intercettazioni e uno scarso funzionamento dei meccanismi di responsabilità quando si verificano ad esempio fughe di notizie?


In Italia il numero di intercettazioni effettuate dall’autorità giudiziaria risulta alto rispetto ad altri paesi perchè da noi si può intercettare solo su autorizzazione del magistrato; in altri paesi, invece, possono farlo direttamente la polizia e i servizi di sicurezza e, quindi, segretamente.
Si potrebbe, per evitare sospetti, quando c’è una fuga di notizie o di documenti, prevedere che ad indagare non sia l’ufficio dal quale è uscita la notizia, ma la procura e il tribunale di una diversa Corte d’Appello. Peraltro non sempre le notizie escono dagli uffici giudiziari. La famosa intercettazione di Fassino che dice “Abbiamo una banca” venne consegnata ai suoi avversari politici direttamente da chi effettuava la registrazione , mentre la magistratura non conosceva neanche il testo di quella telefonata.

Riguardo invece all'uso massiccio di intercettazioni…


In Italia le uniche intercettazioni possibili, a garanzia del cittadino, sono quelle autorizzate dall’autorità giudiziaria. In altri Paesi non è così. La pubblicazione delle stesse (non la trascrizione sui giornali) è poi necessaria per evitare che i magistrati stessi abbiano un potere eccessivo.

Tornando alle vicende politiche di questi giorni, non pensa che la chiusura della stagione del berlusconismo per via giudiziaria e non per via elettorale potrebbe rivelarsi una “sciagura” per tutto il centrosinistra?


COMMENTI
14/02/2011 - secolo dopo secolo... (luisella martin)

Dal secolo del parlamento (XIX), al secolo della politica (XX), al secolo dell'opinione pubblica. L'onorevole Violante, solo pochi anni dopo il tempo in cui"Tutto é politica"vorrebbe profetizzare che il futuro dei nostri figli sarà, in questo secolo,in mano all'opinione pubblica. Un futuro molto incerto!! Al contrario io penso che la lezione che ci viene dalla storia degli ultimi due secoli (ma forse da tutti i secoli che precedono questo), ci porti a concludere che, prima del giudizio sugli "altri"(gli eretici,le donne,la forma del viso dei delinquenti,gli ebrei,gli omosessuali,i fascisti,i comunisti,i mussulmani,i pedofili,le prostitute...fino ad arrivare agli incontri conviviali a casa Berlusconi) sarebbe opportuno che ognuno di noi guardasse dentro sé stesso,nel suo passato e nell'oggi per decidere il proprio futuro. E' un'operazione lecita, non possono intercettarci i procuratori zelanti! Per riuscire a colpire i Valdesi,i papi dell'epoca introdussero una norma nuova nel diritto. Scrissero che si poteva procedere contro qualcuno anche senza testimoni. Oggi, per riuscire a colpire Berlusconi,persino l'onorevole Violante(persona illustre) é disposto a cambiare le regole, offrendo aiuto per le riforme,consigli per la legge elettorale, in cambio di un passo indietro di Berlusconi.La parte peggiore del paese (quella migliore a detta dell'onorevole Bersani era in piazza)di cui faccio parte non lo dimenticherebbe mai.

 
14/02/2011 - nemo propheta in patria (Daniele Scrignaro)

Nemo propheta acceptus est in patria sua «nessun profeta è gradito in patria» sono parole già citate nel Vangelo di Luca (4, 24) e similmente presenti negli altri tre: questo per dire che non c'è da stupirsi quando proposte di bene comune scivolano via inosservate. Se "quello che stiamo vivendo è il secolo dell’opinione pubblica", perché (anche per far vedere - e obbligare i tg e i quotidiani a far vedere - che l'anima degli italiani è ben altro delle smargiassate di piazza di questi tempi) non una manifestazione inter partes per spingere a "trovare un’intesa tra maggioranza e opposizione per realizzare le riforme che consentano al paese di modernizzarsi e a sbarazzarsi di questa indegna legge elettorale"? O - almeno - una petizione, anche solo on-line, che con oltre due milioni di contatti, sarebbe già dirompente? Come la "Bella Gigogin" (http://it.wikipedia.org/wiki/La_bella_Gigogin).