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Politica

LETTERA/ 2. A chi giova quell'Italia che accomuna Ferrara e Saviano?

Tre episodi particolari negli ultimi week end di manifestazioni danno l’idea di un Paese completamente impazzito. Il commento di ALESSANDRO BANFI

Roberto Saviano, Gustavo Zagrebelsky, Umberto Eco (Ansa)Roberto Saviano, Gustavo Zagrebelsky, Umberto Eco (Ansa)

Caro direttore,

Tre episodi particolari negli ultimi week end di manifestazioni danno l’idea di un Paese completamente impazzito. Per carità, la si può pensare come si vuole sull’opportunità di certi comportamenti di Silvio Berlusconi e qui non soffieremo sul fuoco di una polemica che spacca in due gli italiani. Ma il tredicenne che parla al Palasharp di Milano, domenica scorsa, insieme a Umberto Eco, Gustavo Zagrebelsky e Roberto Saviano, e fa la lezioncina all’Italia volgare e incolta dei suoi coetanei che guardano la tivù e i videogiochi, dovrebbe provocare una reazione in tutti: chi vuole cacciare Berlusconi e chi invece pensa che debba restare al Governo. Il Giovannino vestito di nuovo, con la felpina grigia che mamma gli comprò, è il figlio della Lupa dell’azionismo italiano, come ha detto non un pericoloso berlusconiano ma Luca Telese de Il Fatto quotidiano. Un giovane virgulto di sane finanze che probabilmente studierà alle scuole americane e non in quello schifo rovinato dalla Gelmini. Bravo nel ripetere i concetti imparati da un mondo di adulti responsabili. Un mondo consapevole e moderno che, per carità, non strumentalizza i minori, che spiega, già ai tredicenni, il rischio dei festini, quelli brutti, cattivi, quelli senza palloncini e il mimo pagato dalle zie. Ecco l’Italia degli anti italiani, che infatti ancora non capiscono perché per quarant’anni in democrazia i nostri concittadini davano tanti voti a Pci e Dc, e nella seconda Repubblica a Berlusconi e alla Lega. Loro che hanno colonizzato e poi devastato la sinistra e che hanno trasformato gli ex comunisti nel partito radicale di massa, secondo la profezia di Augusto Del Noce. Si chiamano popolo ma odiano profondamente il popolo, lo disprezzano, finché non imparerà a ripetere la filastrocca di Giovannino.

Secondo episodio: una delle foto simbolo della manifestazione in piazza di domenica 13. Cartello con su scritto: “Donna doc”, con una freccia rivolta alla signora che lo brandiva. Che significa? Chi le ha dato quella patente, cara donna in piazza? Se l’è data da sola immagino e spero, il cartello è mio e lo gestisco io, risponderà, d’accordo. Il guaio è che lei si sente “doc” e quindi superiore a Ruby. E chi lo dice? La morale comune? Il senso del pudore? Il giudice impegnato della Procura di Milano? È una brutta china quella su cui sta scivolando l’Italia.


COMMENTI
16/02/2011 - confusione (massari annalisa)

E' quella che leggo nell'interessante articolo. Nulla so del Giovannino di cui si parla, ma mi pare l'emblema terrificante di un alieno. I ragazzi bravi a scuola, oggi, sono tutt'altro che secchioncelli sputasentenze. Le manifestazioni sparse in Italia domenica scorsa erano belle e variopinte, di cartelli discutibili ce n'era più d'uno. Prevaleva però l'esigenza legittima e indifferibile di denunciare la perdita della soglia di decenza nel comportamento privato e pubblico dei nostri governanti, comprese le strumentalizzazioni dei giornali che possiedono. Se la signora scema si sente una "donna doc" buon per lei; vi è quella libertà d'opinione che qualifica anche chi si presenta come migliore degli altri, come, bisogna dire, la cultura berlusconiana ci ha insegnato a fare dividendoci in furbi e sfigati, ganzi e fessacchiotti, bellone e racchie. Le mutande di Ferrara &C.,stese in teatro, mi son sembrate di pessimo gusto. Chi si indigna contro la deriva sconcia che le cose hanno preso non fa esercizio di vuoto puritanesimo, protesta contro la mercificazione della donna e si pronuncia per il recupero di un processo di emancipazione senza il quale la nostra società, il patto che la lega,il "principio ordinatore", come si vede, si sfascia. Mi sembra strano doverlo continuamente ribadire.

 
15/02/2011 - per una battuta... (Salini Rossano)

Be', condivido che la frase, quasi una battuta, di Langone (che è peraltro scrittore fantasioso e che va preso per quello che è, non per quello che non vuol essere) sia stata sicuramente infelice. Ma basta questo per accomunare Ferrara a Saviano? Al Dal Verme s'è fatta un po' di cultura liberale, che in Italia manca molto. Non buttiamo il bambino con l'acqua sporca...