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LETTERA/ 2. A chi giova quell'Italia che accomuna Ferrara e Saviano?

Pubblicazione:martedì 15 febbraio 2011

Roberto Saviano, Gustavo Zagrebelsky, Umberto Eco (Ansa) Roberto Saviano, Gustavo Zagrebelsky, Umberto Eco (Ansa)

Quello slogan rivela un’intolleranza razzista infinita verso tutte le altre donne. Solo noi siamo le donne vere, le donne doc, “L’Italia per bene”, come diceva un altro cartello anch’esso tanto diffuso. Anche qui, penso che i più fermi oppositori di Berlusconi dovrebbero essere i primi ad avvertire rischi enormi, la puzza di bruciato che sale da questi slogan.
Chi divide il mondo in doc e contraffatto è pronto, potenzialmente, a distruggere coloro che non sono simili a sé. La razza ariana era doc. Uomini doc alti, biondi, puri contro gli untermenschen come erano detti i non uomini handicappati, ebrei, omosessuali... Chi si sente per bene e giudica gli altri come per male rischia di far molti danni a se stesso e agli altri.

Terzo episodio. Alla manifestazione “In mutande ma vivi” organizzata da Giuliano Ferrara al Teatro Dal Verme, sabato 12, fra tante ottime orazioni, specialmente quella di Piero Ostellino, ce n’è stata una di Camillo Langone, francamente discutibile. Lo scrittore cattolico ha detto, citando i re biblici poligami Davide e Salomone: “Se Dio ha fatto nascere suo figlio da una catena di re porci, adulteri e omicidi una ragione c’è e devo rispettarla”. Vuol dire che dobbiamo avere re, o Capi di Stato di Governo, porci, adulteri e anche omicidi? Ma come si fa a dire una tale bestialità, anche logica? Se l’uomo Gesù ha avuto dei predecessori immorali dobbiamo essere immorali? O dobbiamo giustificare gli omicidi? Per di più proprio alla vigilia di una domenica in cui il Vangelo ricordava che per essere adulteri basta guardare una donna e desiderarla? È il solito difetto fondamentalista, tirare in ballo Dio e la Bibbia per le proprie mutande.

La vita politica di un Paese diventa plumbea se non c’è ironia, relativismo, arte del compromesso. Vogliamo, noi italiani della maggioranza silenziosa, solo essere amministrati, non determinati dallo Stato. Invece è una fase terribile, in cui molti diventano profeti e non si accorgono di essere violenti.
 



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COMMENTI
16/02/2011 - confusione (massari annalisa)

E' quella che leggo nell'interessante articolo. Nulla so del Giovannino di cui si parla, ma mi pare l'emblema terrificante di un alieno. I ragazzi bravi a scuola, oggi, sono tutt'altro che secchioncelli sputasentenze. Le manifestazioni sparse in Italia domenica scorsa erano belle e variopinte, di cartelli discutibili ce n'era più d'uno. Prevaleva però l'esigenza legittima e indifferibile di denunciare la perdita della soglia di decenza nel comportamento privato e pubblico dei nostri governanti, comprese le strumentalizzazioni dei giornali che possiedono. Se la signora scema si sente una "donna doc" buon per lei; vi è quella libertà d'opinione che qualifica anche chi si presenta come migliore degli altri, come, bisogna dire, la cultura berlusconiana ci ha insegnato a fare dividendoci in furbi e sfigati, ganzi e fessacchiotti, bellone e racchie. Le mutande di Ferrara &C.,stese in teatro, mi son sembrate di pessimo gusto. Chi si indigna contro la deriva sconcia che le cose hanno preso non fa esercizio di vuoto puritanesimo, protesta contro la mercificazione della donna e si pronuncia per il recupero di un processo di emancipazione senza il quale la nostra società, il patto che la lega,il "principio ordinatore", come si vede, si sfascia. Mi sembra strano doverlo continuamente ribadire.

 
15/02/2011 - per una battuta... (Salini Rossano)

Be', condivido che la frase, quasi una battuta, di Langone (che è peraltro scrittore fantasioso e che va preso per quello che è, non per quello che non vuol essere) sia stata sicuramente infelice. Ma basta questo per accomunare Ferrara a Saviano? Al Dal Verme s'è fatta un po' di cultura liberale, che in Italia manca molto. Non buttiamo il bambino con l'acqua sporca...