CASO RUBY/ Il penalista: le due vie di fuga per uscire dall'assedio dei Pm
mercoledì 16 febbraio 2011
Com’era prevedibile il G.i.p. di Milano, dott.ssa Di Censo, ha disposto procedersi con il rito immediato nei confronti del presidente Berlusconi, per i reati di concussione e prostituzione minorile, con fissazione dell’inizio del processo per il 6 aprile p.v. avanti la quarta sezione penale del Tribunale di Milano.
Questa decisione contribuisce ad inasprire un clima già molto teso tra il Governo e quella parte della magistratura ritenuta dalla maggioranza ostile al Premier che, utilizzando il proprio potere, vorrebbe per via giudiziaria decretarne la sconfitta politica.
E’, purtroppo, evidente come la situazione creatasi sia deleteria per entrambe le parti: il Governo e il Parlamento sono impallati da mesi su questa vicenda e non riescono a governare il Paese ed affrontare le numerose emergenze di questo difficile periodo; la magistratura sta perdendo sempre più la stima e la fiducia della cittadinanza che, ricevendo dai media un’immagine distorta di come dovrebbe essere amministrata la giustizia, identifica l’azione della magistratura con quella di alcuni magistrati diventati noti al grande pubblico che, da anni, condizionano la vita politica italiana con indagini e processi più da "gossip" che da aule di giustizia.
Per non parlare dell’immagine del nostro Paese sulla scena internazionale, le cui ricadute e conseguenze per la nostra credibilità nel mondo, paiono non interessare più di tanto ai contendenti e a chi, da una parte e dall’altra, li sostiene.
Stiamo assistendo da troppo tempo ad un conflitto senza esclusione di colpi.
Difficile non cogliere una forzatura nelle modalità di procedere da parte dell’autorità inquirente in quest’ultima indagine: sospetta la tempistica di come la vicenda emerge sui mass media il giorno dopo la fiducia ottenuta dal Premier il 14 dicembre u.s. e costante pubblicazione degli atti di indagine (intercettazioni telefoniche, sms, stralci di interrogatori) la cui segretezza, vista la delicatezza degli argomenti e la loro possibile strumentalizzazione, avrebbe dovuto essere molto più tutelata; invio rateizzato delle carte processuali alle istituzioni competenti, come se si volesse prolungarne l’effetto mediatico; comunicato all’Ansa da parte della Procura della Repubblica per annunciare la richiesta di giudizio immediato; nessun dubbio sulla possibile incompetenza funzionale (Tribunale dei Ministri) o territoriale (Monza) e una celerità nella chiusura delle indagini, richiesta di giudizio immediato e fissazione del dibattimento in meno di 2 mesi cui, francamente, nell’ordinaria amministrazione della giustizia penale e per fatti molto più gravi e pericolosi per l’ordine pubblico, non abbiamo mai assistito.
Nondimeno il Premier e il Governo reagiscono in modo scomposto rimettendo in moto l’iter legislativo del processo breve e del disegno di legge sulle intercettazioni che, all’evidenza, rispondono più ad una logica di protezione personale e di ripicca che non a quella della reale necessità di riformare il sistema giustizia: sul processo breve, infatti, abbiamo già ripetutamente spiegato come, senza un radicale intervento di riforma degli istituti del rito e senza previsione di robusti investimenti in mezzi e organici, limitarsi a determinare per legge la durata dei processi significherebbe aggravare la già cronica incapacità del nostro sistema di pervenire a sentenze definitive; con riguardo all’annunciata riforma delle intercettazioni telefoniche, l’attuale formulazione tende a depotenziare uno strumento indispensabile per l’attività di indagine, anziché combattere il vero problema che è sotto gli occhi di tutti: l’uso irresponsabile che ne viene fatto attraverso la pubblicazione sui mass media e l’ormai diffusa irrilevanza penale di ciò che viene divulgato, con il pretesto dell’indagine e del diritto di cronaca.
Di fronte alla gravità della situazione che si è creata negli anni e a cui oggi assistiamo, in uno dei passaggi più aspri e delicati per gli assetti della nostra democrazia, non possiamo non riaffermare con forza la necessità di reintrodurre un filtro tra il potere legislativo e quello giudiziario, sia esso una rielaborazione dell’abrogata immunità parlamentare o una introduzione per via costituzionale del c.d. lodo Alfano: almeno per prevenire, in futuro, crisi istituzionali di questa portata e permettere a ciascun potere di esercitare serenamente ed efficacemente la propria funzione.
Ugualmente, attesa la sempre più incidente azione della magistratura nella vita politica e sociale, spesso non all’altezza del delicato compito che è chiamata a svolgere, a volte addirittura scadendo nell’utilizzo politico del proprio potere (forte delle prerogative di autonomia e indipendenza di cui gode), è necessario che si prevedano forme di responsabilità e di controllo più efficaci di quelle attualmente in essere: sia per evitare abusi o negligenze sia, soprattutto, per recuperare agli occhi della popolazione quell’immagine di professionalità, serietà ed imparzialità che deve contraddistinguere la figura del magistrato.
Mentre confidiamo nel senso di responsabilità che le istituzioni devono riuscire a far prevalere rispetto alle ragioni e agli interessi contrapposti e auspichiamo una attenuazione dei conflitti, guardiamo con positività alla società civile e ai cittadini che, con forza e dignità, combattono quotidianamente la faticosa battaglia contro la crisi, pur nella confusione e nell’incertezza del futuro: questo popolo e questa Italia di cui celebreremo presto l’anniversario dell’unità, non meritano la squallida sfida cui stiamo assistendo.
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articolo lucido ed equanime, encomiabile. Manca solo un cenno agli enormi investimenti spesi per marcare il presidente del consiglio, risorse e cifre che in molti preferiremmo sapere investite -ad es.- per indagini epocali in materia di mafia. Comunque, a fronte delle risorse già mobilitate (e distolte da altri fronti), a fronte del clamore mediatico sollevato, dell'incalcolabile gravissimo danno che l'intero paese ha già ampiamente sofferto sull'intera scena internazionale (dove arriva quasi esclusivamente la versione dei fatti dipinta da una stampa di parte), a fronte dell'ingorgo politico che ha ingolfato lo Stivale per un lunghissimo tempo, si desidera che un certo tipo di magistratura non possa uscire intonsa da questa vicenda, a maggior ragione se il presidente del consiglio riuscirà anche questa volta a dimostrare la debolezza delle accuse. O forse siamo anche noi Egiziani, con i nostri Faraoni seduti comodamente a Palazzo ?! Esistono ancora le caste degli intoccabili ?
C'è una strada più semplice per evitare i PM, in due mosse: A. Evitare l'uso del cellulare: usare i pizzini. Riina e Provenzano insegnano. Berlusconi, accusato di mafia, come fa a non conoscere questi trucchi? B. Cancellare dalla mente la città di Milano. E' dura, ma non impossibile. C'è un aspetto che i giornalisti non toccano: i confronti con situazioni analoghe precedenti. Callisto Tanzi. Buco da 14 miliardi, mai un solo processo prima del crack evidente anche a un bambino. Berlusconi per molto meno (non è ancora fallito) tanti processi. Andreotti. Nel suo governo si introduce il carcere duro, in via provvisoria, parliamo del 41 bis. Andreotti accusato di mafia. Berlusconi rende definitivo il 41 bis. Berlusconi accusato di mafia. Non è un po' strano?