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Politica

SCENARIO/ 1. Da Fini a Vendola è pronto “l’agguato” a Napolitano

Il fronte politico che va da Vendola a Fini vorrebbe lo scioglimento delle Camere da parte del Capo dello Stato per mettere fine all’era berlusconiana. L’analisi di UGO FINETTI

Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

Le divisioni e le defezioni che registra il partito di Gianfranco Fini sono la conseguenza del mutamento della collocazione politica di Fli. Il partito di Fini era appunto nato come alternativa a Berlusconi nell’ambito del centrodestra. La strategia concordata con Casini e Rutelli era quella di dar vita a un terzo polo che avrebbe “corso” da solo, in modo del tutto autonomo dalla sinistra, con l’obiettivo di essere determinante al Senato in modo tale da imporre una riedizione del centrodestra su nuove basi, e cioè senza più Berlusconi premier.

Ora però - da qui il dissenso interno - la linea politica è mutata: dopo che nel Pd sono state archiviate le ambizioni di Bersani, ormai si è imboccata la strategia del cartello elettorale da Vendola a Fini (secondo l’implicito organigramma che prevede Casini a Palazzo Chigi e D’Alema al Quirinale). Naturalmente non è un “fronte popolare” di sinistra, ma - come hanno simmetricamente spiegato sia Casini che Vendola - una “Grande Coalizione” tra soggetti che si dichiarano per il futuro alternativi e che transitoriamente depongono le armi per “liberare” l’Italia da Berlusconi.

Si tratta - ha dichiarato Bersani - di guidare una “riscossa etica e civile”. E D’Alema ha per tutti spiegato il concetto di quel che egli definisce “patto costituente”: “Una Grosse Koalition per aprire una fase nuova […]. Siamo in una situazione simile a quella del dopoguerra quando l’Italia scelse tra monarchia e Repubblica”.

A questo punto manca solo la firma del Capo dello Stato per sciogliere le Camere. Le motivazioni che vengono suggerite al Quirinale sono due: scarsa produzione legislativa e conflittualità istituzionale. Giorgio Napolitano, secondo autorevoli intellettuali antifascisti, potrebbe procedere anche senza la controfirma del presidente del Consiglio a sciogliere le Camere che pur hanno rinnovato in questi mesi la fiducia al governo.

Ma perché il Quirinale dovrebbe svolgere il ruolo di “Grande Vecchio” della strategia della “questione morale”? Ne ha i poteri costituzionali? Ne ha le convinzioni ideali per ritenere tale ruolo conforme all’interesse nazionale? È noto che “questione morale” - ovvero alleanza trasversale tra destra e sinistra in nome della “società civile” - è la piattaforma cui periodicamente ha ricorso la sinistra comunista e post-comunista quando non era in grado di vantare una propria positiva esperienza di governo.