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Politica

LETTERA/ Viaggio nel Nord-est tra i mal di pancia di una Lega "a pezzi"

I ministri Calderoli e Maroni (Imagoeconomica)I ministri Calderoli e Maroni (Imagoeconomica)


Da Arcore, Bossi ha già fatto sapere che il nuovo segretario veneto non dovrà essere un rompiballe; e se c’è uno che si avvicina a questo profilo, è proprio Tosi, per le sue posizioni non sempre allineate e coperte con quelle del Capo. Per esempio, sulle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia lui ha spiegato chiaro e tondo che essendo sindaco deve tener conto di tutti, e quindi parteciperà in prima persona; anzi, ha già invitato il capo dello Stato Napolitano.

Ma la questione vera è il dopo-Gobbo (sempreché il segretario uscente non venga confermato, o quanto meno congelato in caso di elezioni anticipate). Nel partito ci sono posizioni diverse e anche contrastanti, come si è visto nel primo dei congressi provinciali fin qui celebrati, quello di Vicenza. E ci sono carature di cui tener conto tra le singole province, specie Verona, Treviso e la stessa Vicenza, dove il Carroccio è più forte.
Treviso oggi ha il segretario regionale (che è anche sindaco della città) e il presidente della Regione: un predominio che non tutti gradiscono.

E qui bisogna spostarsi sulla seconda e più importante sponda, quella lombarda. Dove sia pur silenziosamente (ma neanche tanto…) si ragiona già del dopo-Bossi, come segnala con vistosa evidenza l’emersione dello scontro tra i due principali papabili, Maroni e Calderoli: esploso sull’abbinamento federalismo-elezioni, con il primo a dire senza mezzi termini che Berlusconi non dev’essere premier a tutti i costi.

Una contrapposizione peraltro in atto sottotraccia da tempo. Con  la doverosa aggiunta che in Padania, e in Veneto in maniera particolare, nessuno gradisce che il Capo si porti regolarmente dietro come bagaglio appresso il figlio, già remunerato con un posto d’oro in consiglio regionale lombardo, e per il quale si parla addirittura di un posto da vice-sindaco alle prossime comunali di Milano.