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SCENARIO/ Forte: ecco perché la "pace" di Berlusconi non è caduta nel vuoto

Pubblicazione:mercoledì 2 febbraio 2011

Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica) Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

Per una ragione politica semplice: se il centrodestra parlasse direttamente con il centro, sarebbe più difficile per chi nel centro si sente vicino a queste idee del centrodestra rispondere positivamente. Berlusconi ha voluto portare quindi il dialogo verso il Pd, lasciando che nel centro ci sia più libertà di aderire alla sua proposta. Questa è un’azione politica sfuggita a Bersani, Fini e Casini. Questi ultimi due si sono isolati, mettendosi in una posizione difficile. Penso che per molti dell'Udc, le proposte di Berlusconi rappresentino parte del proprio programma. Anche in Fli c'è chi non può non voler liberalizzazioni, privatizzazioni e crescita. Penso che per loro la cosa più difficile sia scegliere secondo quello in cui si crede, andando oltre le preferenze e le opinioni personali riguardo Berlusconi. In ogni caso la maggioranza è autosufficiente e farà da sé le riforme necessarie per la crescita.

 

Secondo lei, perché la proposta di questo piano è arrivata solo ora? Non poteva essere avviato prima?

 

Come dicevo in precedenza, a Berlusconi finalmente è venuto in mente di lanciare questo messaggio, dopo che per anni si è parlato del “Patto per la crescita” come di una priorità, fermata purtroppo dal federalismo, che la Lega Nord ha trasformato in una bandiera più importante delle liberalizzazioni, della privatizzazione di ciò che non deve essere necessariamente pubblico, delle deregolamentazioni per eliminare gli eccessi di burocrazia, delle forme di tassazione più amiche dell’impresa e delle persone. Credo che bisognasse dare priorità alla crescita per inserire poi il federalismo fiscale, e non viceversa. Anche perché la crescita è fondamentale per l’Italia, specie dopo tre anni di rigore, che certamente ha aiutato il nostro paese a diventare più credibile sul piano internazionale. Prima, infatti, c’era l’ignobile idea di aumentare le tasse per formare un “tesoretto” da spendere: uno spettacolo assurdo, a livello internazionale, per un paese già alle prese con un alto debito.

 

Domani, però, il voto sul federalismo, in caso di esito negativo, potrebbe - si dice - indispettire la Lega e far rischiare le elezioni anticipate. E quindi addio riforme per la crescita...

 

Innanzitutto va detto che all’interno della Lega ci sono due correnti, e quella di Calderoli non ritiene giustificato il ricorso alle urne. Dal punto di vista giuridico e politico, poi, i decreti non corrono tutti i rischi che si dicono, perché la commissione bicamerale è al “pareggio” (che politicamente vuol dire “voto positivo”), e per di più il suo voto è solo consultivo. Infine, per la Lega è più importante il parere dell'Anci, che rappresenta i Comuni, il territorio, il popolo. E qui mi sembra che le cose siano a posto. Non credo ci siano motivi per pensare che ci saranno elezioni anticipate. A meno che…

 

A meno che?


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COMMENTI
03/02/2011 - Veniamo dalla montagna del sapone? (Alessandro Colzi)

Articolo 41, ripresa della crescita... mi sembra che si parli di aria fritta, sono gli stessi concetti già espressi più volte dal '94 ad oggi: perchè stavolta dovremmo aspettarci dei risultati diversi?

 
02/02/2011 - Pace e bene. (claudia mazzola)

Il cardinale Bagnasco, ha detto che «dalla situazione politica presente nessuno ricaverà motivo per rallegrarsi né per ritenersi vincitore». E' proprio vero anche per Brlusconi, comunque io da cristiana lo sopporto ancora perchè so che tanto ha dato di sè a chi ne ha bisogno ed al nostro paese. Lo scandalo dei nostri giorni è come la menzogna lavora di brutto nascondendo ai nostri occhi il buono che c'è. Forza e coraggio, piantatela lì di vedere il ricco opulento come un nemico, a collaborare si può trovarne un amico.

 
02/02/2011 - et et.... (attilio sangiani)

Concordo con il prof.Forte,del quale ho a lungo utilizzato i testi di Economia Politica,chiari,informati e didatticamente validi. Però non vedo contrasti tra "federalismo" e "patto per la crescita". Del resto anche il prof.Forte lo ammette,laddove esclude che i Decreti Legislativi di attuazione del federalismo siano a rischio. Quindi : unum facere,et aliud non amittere",oppure : Et Et. Prosaicamente: fare l'uno e l'altro contemporaneamente. Credo che la realizzazione di una tappa importante del federalismo,quella relativa ai Comuni,stralciabile dal rimanente senza danno,sarebbe un forte segnale di serietà nell'uso del denaro pubblico,utile anche alla crescita.... Chiederei anche al prof.Forte dove era quando Governi di sinistra,negli anni '90,hanno scaraventato l'Italia in una globalizzazione selvaggia,senza alcuna valida difesa dal dumping delle valute,dal dumping della pressione fiscale sui costi dei prodotti,e pure dalla falsificazioni di marche,contrassegni CE,ecc.