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SCENARIO/ Forte: ecco perché la "pace" di Berlusconi non è caduta nel vuoto

Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica) Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

A meno che non si continui a portare avanti il discorso per cui se c’è una lite continua tra le istituzioni il Presidente della Repubblica potrebbe sciogliere le Camere. Secondo me, sarebbe un colpo di mano. Il conflitto tra le istituzioni altrove, come negli Stati Uniti, è normale. Il confronto tra istituzioni fa parte della vita di una democrazia. L’idea per cui bisogna andare a elezioni se c’è un dissenso è come dire che non si può esprimere un dissenso, e questo mi sembra assurdo.

 

In ogni caso, che impatto avrebbero le elezioni anticipate sui titoli del nostro debito pubblico? Finirebbero nel mirino della speculazione internazionale?

 

Se l’Italia ha deciso di andare a elezioni adesso, nessuno ci salverà da una crisi del debito pubblico. Questa scelta dal punto di vista economico sarebbe un suicido. Un conto è se ci fosse la certezza che Berlusconi o Bersani possono vincere, ma siccome si sceglierebbe di andare al voto proprio con lo scopo di creare una situazione gelatinosa, in cui Berlusconi non sarebbe più in grado di essere un leader convincente, con una vittoria magari solo alla Camera e non al Senato, con lo spettro di un Governo di grande coalizione guidato da non si sa chi (di certo non vorranno Berlusconi), si viene a creare uno scenario che, prima ancora che accada, gli analisti economici decidono che è certo. A quel punto, automaticamente, il debito pubblico va in crisi. Se lo scenario è confuso, il giudizio dei mercati è conseguente.

 

Tornando al federalismo, la settimana scorsa, in particolare in un articolo di Dario Di Vico su Il Corriere della Sera, è stato lanciato un allarme: esso aumenterà le tasse. Cosa ne pensa?

 

Di Vico ha senz'altro letto un mio articolo su L’Occidentale, nel quale delineavo il pericolo che la concezione del federalismo “liberale” - che porterebbe vantaggi al paese - venisse distorta dalle concessioni che Calderoli cercava di fare ai sindaci “vampiri” assetati di poteri tributari. Questa tendenza, però, proprio dopo il mio articolo - sia ben chiaro - è cambiata e il testo del decreto è stato modificato. Le osservazioni di Di Vico sono state quindi tardive. Il nuovo testo prevede che le aliquote vadano da un minimo a un massimo. Saranno i sindaci a decidere: chi vorrà fare il federalismo virtuoso diminuendo anche le imposte potrà farlo, gli altri dovranno vedersela con gli elettori. Trovo comunque grottesco che a sinistra ci si lamenti del rischio di un moderato aumento della tassazione sugli immobili delle imprese quando Amato e Capaldo propongono una patrimoniale.

 

Un'ultima considerazione: Berlusconi ha scritto che il fulcro del piano per la crescita è la riforma dell'articolo 41 della Costituzione. Non trova che per dare avvio alla crescita, per favorire imprese e persone, basterebbero leggi ordinarie, senza doversi imbarcare in un impegnativo iter di revisione costituzionale, che oltretutto richiede una maggioranza qualificata che al momento non sembra sussistere?


COMMENTI
03/02/2011 - Veniamo dalla montagna del sapone? (Alessandro Colzi)

Articolo 41, ripresa della crescita... mi sembra che si parli di aria fritta, sono gli stessi concetti già espressi più volte dal '94 ad oggi: perchè stavolta dovremmo aspettarci dei risultati diversi?

 
02/02/2011 - Pace e bene. (claudia mazzola)

Il cardinale Bagnasco, ha detto che «dalla situazione politica presente nessuno ricaverà motivo per rallegrarsi né per ritenersi vincitore». E' proprio vero anche per Brlusconi, comunque io da cristiana lo sopporto ancora perchè so che tanto ha dato di sè a chi ne ha bisogno ed al nostro paese. Lo scandalo dei nostri giorni è come la menzogna lavora di brutto nascondendo ai nostri occhi il buono che c'è. Forza e coraggio, piantatela lì di vedere il ricco opulento come un nemico, a collaborare si può trovarne un amico.

 
02/02/2011 - et et.... (attilio sangiani)

Concordo con il prof.Forte,del quale ho a lungo utilizzato i testi di Economia Politica,chiari,informati e didatticamente validi. Però non vedo contrasti tra "federalismo" e "patto per la crescita". Del resto anche il prof.Forte lo ammette,laddove esclude che i Decreti Legislativi di attuazione del federalismo siano a rischio. Quindi : unum facere,et aliud non amittere",oppure : Et Et. Prosaicamente: fare l'uno e l'altro contemporaneamente. Credo che la realizzazione di una tappa importante del federalismo,quella relativa ai Comuni,stralciabile dal rimanente senza danno,sarebbe un forte segnale di serietà nell'uso del denaro pubblico,utile anche alla crescita.... Chiederei anche al prof.Forte dove era quando Governi di sinistra,negli anni '90,hanno scaraventato l'Italia in una globalizzazione selvaggia,senza alcuna valida difesa dal dumping delle valute,dal dumping della pressione fiscale sui costi dei prodotti,e pure dalla falsificazioni di marche,contrassegni CE,ecc.