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SCENARIO/ Ecco perchè lo "scatto" sulla giustizia impantana ancora il governo

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Il ministro della giustizia Angelino Alfano (Imagoeconomica)  Il ministro della giustizia Angelino Alfano (Imagoeconomica)


È evidente che non ci sia un nesso immediato tra la riforma e il procedimento giudiziario di Milano in cui Berlusconi è imputato per concussione e prostituzione minorile. Si tratta di una sua bandiera, una battaglia personale. Nel braccio di ferro con la magistratura, con questo atto riguadagna la sua primazia. Il messaggio è: “A tal punto non mi sento sotto scacco dalla magistratura, che in questo momento metto all’ordine del giorno la riforma della Giustizia”. Del resto non sarebbe stato possibile, a poco più di un mese dal processo, attuare misure che lo evitassero. Salvo un decreto ad personam che dicesse che il presidente del Consiglio non è tout court perseguibile…

Il governo sostiene che l’allargamento della maggioranza renda realistico il rilancio delle riforme. È credibile tale rilancio?

Federalismo a parte e questo annuncio di riforma delle Giustizia, in cosa consistano esattamente queste riforme non è chiaro. Certo, in Consiglio dei ministri si è parlato di rilancio dell’economia. Tuttavia, sia per questo che per tutte le altre riforme (che quando la maggioranza era più larga, neanche sono state messe in cantiere), non credo che ci sia il clima politico adeguato.

Al di là delle riforme, esistono margini di manovra per tornare a far politica e occuparsi del Paese?

Personalmente penso di no. Facendo finta che il processo sia ponibile tra parentesi, persiste un intricato problema di fondo: siamo in una situazione tipica da fine legislatura. Dove, storicamente, non si è mai combinato nulla. Ma che rischia di durare due anni. Basterebbe questo a rendere lo stallo preoccupante. Si aggiunga quanto abbiamo messo tra parentesi per comodità di discussione, e il quadro rende improbabile ogni mossa.

Quindi? Si deve ricorrere alla elezioni anticipate? 

Le vedrei, perlomeno, come il male minore. Certo, si svolgerebbero in un clima pessimo, non risolverebbero granché, ma ci tirerebbero fuori dall’impasse. Il fatto è che Berlusconi non ha alcuna intenzione di dimettersi.

Chi potrebbe, in tal senso, accelerare i tempi?


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