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SCENARIO/ Ecco perchè lo "scatto" sulla giustizia impantana ancora il governo

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Il ministro della giustizia Angelino Alfano (Imagoeconomica)  Il ministro della giustizia Angelino Alfano (Imagoeconomica)


La Lega. Non penso, tuttavia, che finché non abbia incassato il federalismo staccherà la spina. E i tempi non sono per nulla brevi. È una situazione “incartata”, di lungo stallo. In cui, però, divampano incendi. Per intenderci, non è una situazione di lungo stallo doroteo…

Non crede che il processo del 6 aprile forzerà le vicende, obbligando di fatto al ricorso alla urne?

Rito immediato significa che il processo inizia rapidamente, non che finisce rapidamente. Si potrebbe protrarre per mesi. Ogni previsione, quindi, lascia il tempo che trova. Considerando, soprattutto, che se da una parte c’è una forte spinta alle elezioni, dall’altra Berlusconi non ha alcuna intenzione di dimettersi.

Cosa dovrebbe in sostanza fare il governo per il bene del Paese?

 
In questo quadro, dove tutto assume un significato distorto (come la riforma della giustizia), il ritorno di fronte al popolo sovrano sarebbe l’atto più limpido possibile. Credo che la società civile sia più “pacata” dei politici che la governano.  Dal popolo, quindi, potrebbe venire ancora una volta una prova di saggezza. Del resto il contesto è profondamente cambiato rispetto al 2008. Allora ne emerse una sorta di semi-bipartitismo tendenziale.  Ora la legislatura è andata da tutt’altra parte.   

Follini propone, come candidato premier di una larga coalizione di sinistra, Mario Monti. Che significato politico assume la sua candidatura?


C’è un ragionamento ben preciso dietro la proposta. La politica, nel corso degli anni invece che risolvere i problemi, ne è diventata parte. Va, dunque, ridimensionata. È necessario ricreare le condizioni per dar vita a maggioranze relativamente ampie che possano dar risposte alla società civile. Bisogna, per questo, trovare una figura relativamente fuori da questi giochi, con una personalità spendibile internazionalmente. È un ragionamento speculare a quello che indica in Tremonti il successore di Berlusconi. Parte dallo stesso giudizio di fondo sulla crisi del sistema politico.

Perché, invece, Nichi Vendola propone la Bindi?


Per sparigliare le carte in tavola. Da un lato è forte di un consenso notevole e in costante crescita; dall’altro vuole affermarsi come protagonista politico nei confronti del Pd. Con una mossa come questa, riafferma il suo peso; fa capire che è lui a dare il tono al dibattito politico. Da tre giorni, non a caso, i giornali si affannano sul tema “Bindi sì, Bindi no”.

(Paolo Nessi)



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