BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIBATTITO/ Violini: sì all'immunità parlamentare. Ceccanti: no, favorisce gli abusi

Pubblicazione:

È giusto reintrodurre l'immunità parlamentare? (Imagoeconomica)  È giusto reintrodurre l'immunità parlamentare? (Imagoeconomica)


In merito alla proposta di riformare le immunità parlamentari, avanzata in questi giorni come “prova di consenso bipartisan” a determinati provvedimenti ritenuti di interesse generale, ha certamente ragione Stefano Ceccanti nel suo tentativo di ricontestualizzare il problema rispetto alla riforma della forma di governo e della giustizia; se questi due passi - ma principalmente il secondo - potessero essere compiuti con soddisfazione di tutte le principali componenti del Parlamento, avviare una riforma dell’art. 68 potrebbe suggellare quella pace sociale in sede politica che autorevoli voci stanno ricordando come l’atteggiamento più utile per il bene del Paese.

Se questo è il quadro generale di riferimento, può tuttavia essere utile ricordare, almeno per cenni, che cosa in concreto si propone quando si parla di riformare l’immunità parlamentare, istituto screditato agli occhi della piazza al momento di Tangentopoli, ma spesso usato anche in un passato più lontano dagli stessi parlamentari per ottenere privilegi ingiustificati (come ricorda Ceccanti, “anche per coprire l’emissione di assegni a vuoto”).

Per questo discredito, per questo uso di parte dell’immunità stessa, non era stato difficile al momento dei processi alla politica modificare l’art. 68 irrigidendo la disciplina formulata di sede di Assemblea Costituente, la quale prevedeva l’autorizzazione della Camera anche per sottoporre a processo il parlamentare, oggi necessario solo  solo per i provvedimenti limitativi della libertà personale (perquisizioni e arresti).

Le proposte di modifica costituzionale che sono oggi in discussione sono di due tipi: una massimalista avanzata dagli onorevoli Vignali, Cazzola, Versace e Volontè, che prevede il ritorno al vecchio art. 68, cioè a una autorizzazione a “procedere”  anche rispetto ai processi, e una più contenuta, ma non per questo meno interessante, che consentirebbe alla Camera non di bloccare i giudici in modo definitivo, ma solo di sospendere il processo al parlamentare per la durata del mandato.  



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >