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SCENARIO/ Veltroni: usciamo dalla morsa pro-contro Berlusconi in due mosse

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Walter Veltroni al Lingotto (Imagoeconomica)  Walter Veltroni al Lingotto (Imagoeconomica)


Io ho posto una questione drammatica: è necessaria una svolta per il Paese. Il problema però non è quello di invocare le elezioni anticipate, ma è il premier a dover lasciare il suo posto, ammettendo che ormai non è più in grado di governare. Ne hanno ormai coscienza anche i suoi elettori: l’Italia vive senza avere un governo capace di affrontate i problemi e senza una voce nel consesso internazionale. Le dimissioni del premier sono un passaggio fondamentale, a cui possono seguire diverse soluzioni.

Quali?


Se la destra vuole continuare a governare in questa legislatura deve avere il coraggio di cambiare guida. Altrimenti esiste la possibilità di un governo di transizione. Non parlo del cosiddetto “ribaltone”, ma di un’occasione per dare una risposta seria e immediata ai problemi degli italiani: il lavoro, il rilancio dell’economia, la lotta contro il debito pubblico.

E se il centrodestra rifiutasse entrambe le ipotesi?


A quel punto, piuttosto che proseguire in una situazione di stallo, è giusto ripresentarsi davanti al corpo elettorale, perché il rischio più grande che vedo è proprio quello di restare nella palude.
A una sola condizione, però, che non si ripeta il tragico errore del ’94, quando le nostre divisioni consentirono a Berlusconi di vincere.

A questo proposito, le difficoltà della maggioranza hanno evidenziato ancora di più la mancanza di un’alternativa credibile. Lei ripartirebbe dal suo progetto originario, senza alcun correttivo?


Al Lingotto ho detto che se si va alle elezioni anticipate non possiamo permetterci di perdere. Da questa consapevolezza nasce l’esigenza di costruire rapidamente una vera e credibile alternativa al berlusconismo. Un’alternativa di contenuti attorno alla quale confrontarsi con le altre forze di opposizione. Non parlo di una coalizione “contro”, ma di un progetto capace di parlare ai tantissimi che in passato hanno riposto la loro fiducia nelle promesse berlusconiane e che sono stati amaramente delusi.

Il Pd dovrà poi sciogliere il nodo delle primarie. Alla luce dei fatti di Napoli sono necessarie delle modifiche a questo strumento? 



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COMMENTI
03/02/2011 - ma nemmeno Veltroni.... (attilio sangiani)

Nemmeno Veltroni esce dalla "morsa dell'antiberlusconismo " e a me pare che le divisioni della sinistra sono oggi anche più marcate che nel 1994. Non solo per i molti aspiranti leader,ma soprattutto per il conflitto insanabile tra i programmi: da quelli iperlaicisti e libertinisti di Vendola e dei radicali pannelliani ,per ora,alleati del PD,nelle cui liste sono stati eletti al Parlamento,a quelli dei teodem,ispirati all'etica cristiana. Questo mi pare che sia il vero "blocco" da cui un partito di opposizione al centrodestra deve sciogliersi. Ci aveva provato inutilmente Rutelli,che,poi,dopo la fusione della "Margherita" con i DS,confluiti nel PD,ne è uscito ( e non da solo ) cercando un impossibile spazio nel "terzo polo",con G.Fini,con il quale Rutelli è conflittuale tanto quanto con Bersani....