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Politica

FEDERALISMO/ Ecco perché Napolitano non poteva approvare il decreto

Il voto della Bicamerale di ieri sul federalismo fiscale e la decisione del Consiglio dei Ministri di procedere come se nulla fosse avvenuto fa nascere numerosi interrogativi? L'analisi e le risposte di ALESSANDRO MANGIA

Il Presidente Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)Il Presidente Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

Il voto di ieri della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale merita qualche chiarimento. Da un punto di vista politico il suo significato è abbastanza chiaro e mette in luce la situazione di stallo in cui attualmente si trova il governo. Il margine di voti che la maggioranza può vantare è oggi estremamente risicato e questo comincia a produrre i suoi effetti di logoramento nelle attività svolte in commissione, all’interno delle quali la logica della chiamata alle armi, efficace nei voti di fiducia in Aula, evidentemente non funziona.

Che ieri dalla Bicamerale il governo sia uscito sostanzialmente sconfitto su un punto centrale del suo programma la dice lunga sul fatto che una maggioranza che vive in Aula su una manciata di voti non può - per pure ragioni strutturali - proiettarsi efficacemente anche all’interno delle commissioni. E questo porta con sé un rallentamento naturale dell’azione di governo e la necessità di trattare su tutto con tutti.

Ciò che stupisce, semmai, è che, a fronte di questa situazione di impasse, il Governo abbia ritenuto di procedere comunque, decidendo in Consiglio dei Ministri di adottare il decreto sulla fiscalità municipale, cui la commissione aveva dato parere negativo, e di trasmetterlo alla Presidenza della Repubblica per l'emanazione.

Il che appare singolare - e dà la misura della situazione - se si osserva che di per sé il voto di ieri non avrebbe significato la bocciatura dello schema di decreto presentato dal Governo sul federalismo fiscale, ma soltanto un rallentamento della sua approvazione, sempre che il governo avesse voluto insistere nel suo progetto.

Per cogliere in pieno il senso di questa vicenda di ieri a questo punto è necessario mettere in chiaro alcuni punti.


COMMENTI
04/02/2011 - risposte tutte politiche (attilio sangiani)

certamente. Credo che si tratti di un atto della campagna elettorale "virtuale",che potrebbe anche non avverarsi, a maggio,ma che a molti pare inevitabile. Napolitano,poi,è stato messo in condizione di "apparire"politicamente super-partes,potendo opporre solo motivi formali e di procedura,non di merito,come ha fatto con il D.Legge "Englaro",che ha fruttato al Governo l'appoggio di quasi tutto l'elettorato cattolico.

 
04/02/2011 - opposizione (luisella martin)

Mi pare di capire che da tempo l'opposizione si senta in dovere di fare l'opposizione, di opporsi comunque, di dire sempre il contrario di quanto dice il governo. Ma ciò é "costituzionale"? I nostri padri fondatori della costituzione repubblicana,volevano dare questo senso alla parola opposizione? Per fare un esempio é come se,in una famiglia dell'inizio del'900, il padre dicesse alla figlia:"Iscriviti pure alla facoltà di medicina!",e la madre dovesse per forza dire no,dato che il governo della famiglia era affidato al padre per molte cose e non a lei. Tutti sono federalisti,ma poi non riescono a mettersi d'accordo sul federalismo da anni.Temo che i nostri politici, abili nel parlare e nel fare i propri interessi,abbiano dimenticato che sono in parlamento per fare gli interessi di ciascun cittadino italiano,sia di destra che di sinistra, che di centro e anche di chi non sa chi votare. Vedendo le immagini del Cairo mi chiedo preoccupata:-Quando l'onorevole Bersani parla di populismo, a cosa si riferisce? Forse al potere di internet di raccogliere proseliti in pochi istanti?- Secondo me il passo indietro lo devono fare tutti i parlamentari italiani prima che sia troppo tardi. Non basta che lo faccia Berlusconi, anzi! Se lo facesse contribuirebbe a convincere l'opposizione che hanno vinto! Ma contro chi? L'unica persona politica che mi sembra saggia e lungimirante é il Capo dello Stato. Bisogna che qualcuno lo ascolti davvero