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DDL GIUSTIZIA/ 2. Mangiameli: riforma necessaria, Berlusconi fin troppo prudente

Pubblicazione:venerdì 11 marzo 2011

La riforma della giustizia torna in primo piano La riforma della giustizia torna in primo piano


Gli articoli 6  e 7  del disegno di legge costituzionale, che introducono gli articoli 104-bis e 104-ter della Costituzione, modificano la proporzione tra la componente togata e quella laica di nomina parlamentare all’interno dei Csm, che a questo punto diventano due. Si passa in pratica da un rapporto due terzi/un terzo a un rapporto di parità. Non è facile prevedere quali effetti potrebbero esserci, anche se l’autonomia del “sistema Csm”, aumentando la componente politica, viene sicuramente attenuata.

Secondo lei il meccanismo del sorteggio dei componenti del Consiglio è punitivo nei confronti dei magistrati?

È evidente che la tecnica del sorteggio sconvolge il gioco delle correnti interne alla magistratura, ma non per questo può essere definita punitiva. Una maggiore autocritica da parte di chi ha politicizzato  l’elezione del Csm, ha inteso la magistratura come corpo politico e ha cercato agganci all’interno delle forze politiche per interessi corporativi mi sembra invece necessaria. Ci si dimentica infatti che i magistrati hanno eliminato tutti i concorsi interni, permettendo così di raggiungere ruoli di vertice senza il necessario livello di studi. Infine, non bisogna confondere l’autonomia con la separazione, ragione per cui è prevista l’eteropresidenza del Csm da parte del Presidente della Repubblica.
Come dicevamo all’inizio, d’altronde, il campo è minato dalle polemiche. C’è un passaggio in questo ddl che ne risente in maniera evidente.

A cosa si riferisce?

Quando si scrive che “I consigli superiori non possono adottare atti di indirizzo politico, né esercitare funzioni diverse da quelle previste nella costituzione” (Art. 8 del ddl) il riferimento alle polemiche con il Csm è sottointeso. Tutto ciò è motivato dal fatto che a volte sono stati oltrepassati i limiti e sono stati espressi giudizi su alcuni disegni di legge o assunte posizioni di ordine politico sull'attività del Governo o del Parlamento. Queste cose non fanno bene alla riforma. Ritengo invece positivo il fatto che la magistratura onoraria venga ampliata. Il sistema della magistratura togata si è rivelato spesso insufficiente e bisognoso di apporti. All’estero il caso spagnolo ci insegna come siano possibili apporti più dinamici e una migliore integrazione ad esempio tra il mondo della magistratura e quello dell’università. 

Cosa pensa invece dell’introduzione della responsabilità diretta dei magistrati?


Sono assolutamente d’accordo. Gli italiani si espressero chiaramente sull’argomento con un referendum popolare proprio perché avvertivano come ingiusta questa totale mancanza di responsabilità da parte dei giudici. D’altra parte non si capisce come mai la Legge 117/1988 in oltre vent’anni non abbia mai portato alla condanna di un solo magistrato. Dobbiamo davvero credere che non abbiano mai sbagliato? Non solo, la celebre sentenza Traghetti del Mediterraneo (C-173/03) della Corte di giustizia dell’Unione europea portò lo Stato italiano a una condanna. Questo proprio perché in nome di una legge interna che limita la responsabilità dei magistrati può darsi luogo invece alla responsabilità dello Stato per violazione del diritto europeo da parte dei giudici.

Secondo lei è lecito sospettare che questo ddl sia stato concepito come un primo passo in vista di una più decisa sottomissione dei pm al potere politico?


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COMMENTI
12/03/2011 - se non ora,quando ? (attilio sangiani)

Se aspettiamo che si raffreddino le ostilità partitiche,non si farebbe mai alcuna riforma importante . P.F.Casini,dal 2001 al 2006,diceva che il Cavaliere era stato vittima di un "accanimento giudiziario ingiusto" e lo sosteneva. Così anche Rocco Buttiglione,che era stato pure indicato dal Governo Berlusconi alla carica di Commissario Europeo. Però venne vergognosamente ripudiato dai "laicisti fanatici" che si annidano nelle istituzioni europee. Berlusconi lo difese,ma invano.Oggi,erroneamente, stanno alla opposizione. Però cambieranno idea,su diverse leggi,come quella sul "fine vita". Non vedo cosa abbiano contro il DDL costituzionale sulla Giustizia.Non mancherà la maggioranza semplice.Basterebbe, perchè gli elettori,finalmente,capiranno l'errore di non aver approvato con il referendum la precedente riforma,che era stata approvata dal Parlamento quando nella maggioranza di centro-destra c'era anche la UDC. Pure Veltroni e qualche finiano approveranno il DDL. Amen

 
11/03/2011 - Una qualche ''Riforma della Giustizia'' è urgente (Sebastiano Adduso)

Mi auguro in generale, che come si presta così tanta attenzione, per carità legittima, ad opporsi o delegittimare questa paventata ‘’Riforma della Giustizia’’, si abbia un eguale impegno per proporre degli strumenti alternativi (reali e non mistificanti) affinchè i comuni cittadini possano pure, altrettanto lecitamente, difendersi dalla nota quanto diffusa ‘’prevaricazione di certa toga’’. Premetto che non sono di orientamento politico del Premier ed anzi sono favorevole alle intercettazioni (parlano per me i miei post pubblici sul Web) ma rimango perplesso davanti a tanta generale enfatizzazione, quasi divinizzazione, della Magistratura (non ho mai visto inviati di dio sulla Terra, ma solo esseri viventi e poi umani). Ciò in quanto, posso dimostrare, che una certa Magistratura, con tutta evidenza, ha la consapevolezza di potere non dire la verità, e di continuare a non dirla, immagino perché non deve dare conto ed ha alcuna forzosa responsabilità. Il mio sito personale riguarda una soggettiva questione che corrobora quanto dico. Si tratta di fatti di mafia. E io sto in Sicilia non a Belluno. Una parte di un distretto giudiziario non dice la verità da 20 anni, al punto che arriva sostanzialmente ad avvalorare negli ultimi dieci, che dalle indagini esperite, degli attentati di matrice mafiosa sono avvenuti in anni diversi rispetto a quelli storici. Spero non sia questa "la Magistratura" che si declama. Io così non vedo la differenza con certa politica.