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150 ANNI/ Così Napolitano cerca di "abbattere" il mito della superiorità della sinistra

Pubblicazione:lunedì 14 marzo 2011

Giorgio Napolitano (Imagoeconomica) Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

La seconda punta a celebrare la validità e superiorità etica dell’opposizione di sinistra nella storia d’Italia: “minoranze virtuose” contro una popolazione priva di senso morale a causa della mancata riforma protestante e rivoluzione giacobina. E quindi: da Cavour a Berlusconi, passando per Giolitti e De Gasperi, solo una filiera di negatività o fallimenti.  E’ così che in questi giorni siamo al paradosso di vedere sui più importanti mass media indicati come storici non attendibili, di “serie B”, chi ravvisa momenti di guerra civile nel Risorgimento ed invece come storici autorevoli, di “serie A” - i cui testi vengono adottati a tappeto - chi stabilisce (come già Togliatti 1931) un legame diretto tra Risorgimento e fascismo persino nelle leggi razziali.

Che il patriottismo italiano sia tema obiettivamente difficile e controverso è indubbio. Le guerre d’indipendenza non ci videro brillare: la prima fu persa e le altre due furono “vinte” grazie all’aiuto straniero.

In particolare il “caso  italiano” è  quello di una nazione in cui nel corso del Novecento - in ogni dopoguerra - il passato è stato messo in blocco sotto accusa e la Patria precedente è stata processata, condannata e rifiutata con una radicalità che ha originato o ha sfiorato una “guerra civile”.

Al nostro patriottismo manca un “minimum” di memoria condivisa perché quella italiana è soprattutto una memoria traumatizzata da una serie di dopoguerra non “gloriosi” nel segno di “Vittoria Mutilata” dopo la Grande guerra, “Morte della Patria” nella seconda guerra mondiale e “Tangentopoli” alla fine della “guerra fredda”.


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